fbpx
Author

Claudia

Curiosità Sui Gatti

Gatti neri e le superstizioni: il legame con Halloween

posted by Claudia 0 comments

Oggi parliamo di gatti neri, Halloween e superstizioni. E’ strano pensare che oggi, nel 2021, ci sono ancora persone che pensano che il gatto nero porta male, che è l’animale del demonio e che è legato in qualche modo alle feste pagane, prima tra tutte Halloween. I fanatici purtroppo, già nei giorni precedenti alla festa di Halloween, iniziano a prendere di mira i gatti e nello specifico i gatti neri. Tutto questo per mettere in atto pratiche crudeli, riti satanici che spesso purtroppo hanno proprio come risultato la morte del gatto.

Per quanto noi, amanti dei gatti, troviamo inconcepibile e deplorevole tututto questo, ci sono persone invece che lo fanno pensando di essere nel giusto, oppure per semplice spirito e gusto di veder soffrire un essere innocente.

Halloween di per se poi è una festa oggi divertente, che deriva si dalla festa pagana di Samhain, la quale però di satanico non aveva assolutamente niente. Il 31 ottobre per i nostri antenati infatti era niente più e niente meno che la fine dell’anno, che lasciava spazio al 1 novembre. A Samhain si dice che il mondo dei vivi e quello dei morti si incontra ed ecco l’abitudine delle persone a mascherarsi per confondersi con fantasmi e demoni.

Oggi però Halloween è la festa dei bambini, dove si travestano e vanno a fare “dolcetto e scherzetto” tra le case del vicinato. C’è però chi ancora oggi la vede come una festa delle streghe e del diavolo, ai quali sappiamo bene che fin dal Medioevo erano collegati al gatto nero. Perciò non solo le donne innocenti venivano torturate e uccise, ma anche i loro gatti.

Oggi i gatti neri sono collegati in modo automatico ad Halloween. Se per molte persone però questi splendidi animali sono come figli, per altri purtroppo non sono altro che “oggetti” da sacrificare.

Gatti neri e Halloween: tra mito e superstizione

I gatti neri durante il medioevo erano considerati gli animali per eccellenza delle streghe. I fedeli amici di streghe che si riunivano in notti speciali, come Halloween, con il demonio. In verità sappiamo bene oggi che si trattava di donne innocenti e alcune di loro semplicemente seguivano gli antichi culti pagani, oppure erano erboriste. Non certo donne che eseguivano questi tipi di rituali e tanto meno sacrificavano animali in nome di qualche demone.

Se purtroppo l’ignoranza nel periodo medievale ha fatto si che venisse messa in atto una delle più grande barbarie della storia umana, dall’altra purtroppo ha lasciato degli strascichi nelle credenze delle persone. Se alcuni semplicemente non amano i gatti neri e per esempio non passano per una strada attraversata da un gatto nero, altri si lasciano trasportare troppo e vedono i gatti neri come animali sacrificali.

Durante Halloween è comune ascoltare notizie relative a gatti neri che sono stati uccisi ad Halloween. Il gatto nero infatti viene associato ad Halloween e il demonio. Non solo quello nero ma tutti i gatti in generale, questo è vero. Però sono soprattutto quelli neri a essere presi di mira per via dell oro mantello del colore della notte.

L’allarme lanciato dall’ENPA

L’Ente Nazionale Protezione Animali ha lanciato l’allarme e di non dare in adozione i gatti neri durante il periodo di Halloween, e nemmeno quelli bianchi. Proprio per evitare che possano finire tra le mani sbagliate. Chi davvero desidera adottare un micio per amarlo e farlo entrare nella propria famiglia, potrà tranquillamente aspettare un paio di giorni in più. Meglio che i gatti restino al sicuro e non che vengano adottati per fare rituali.

Secondo le statistiche ogni anno spariscono circa 3000 gatti neri sia dalle case che dalle colonie feline, specialmente tra ottobre e novembre. Oggi poi con la diffusione di internet è più facile diffondere le idee sataniche in rete, spesso mascherati sotto la farsa immagine di gruppi pagani o esoterici quando invece vi sono intenzioni ben diverse dietro.

E’ nostro dovere perciò cercare di difendere non solo i gatti di casa ma in generale tutti quanti i mici, avvisando le autorità quando per esempio notiamo comportamenti strani oppure riteniamo che i gatti di un determinato posto sono a rischio.

Cura dei Gatti

Gatto stressato: cause, sintomi e rimedi

posted by Claudia 0 comments

Gatto stressato, è possibile? La risposta è si. Un gatto può stressarsi ed è nostro compito come padroni di capirlo analizzando le sue abitudini. Un gatto può stressarsi per tanti motivi e, una volta individuati quali sono, è bene intervenire con i giusti rimedi. La cosa migliore da fare è seguire sempre i consigli del veterinario, l’unico che davvero può aiutare il vostro gatto a uscire da questa condizione.

E’ importante però intervenire perché esattamente come accade a noi, anche i nostri mici possono passare da una condizione di stress a delle malattie psico-somatiche oppure a degli stati di malessere piuttosto forte. Lo stress sabbiamo perfettamente che influisce sullo stato di salute.

Gatto stressato: cosa significa

Si parla di stress nel gatto quando l’animale sta vivendo in un ambiente per lui negativo. E per farlo cerca di “aggiustare” i suoi comportamenti. Per esempio infatti il gatto potrebbe iniziare a fare le fusa continuamente per cercare di rilassarsi e isolarsi mentalmente dall’ambiente stressante in cui vive.

In poche parole perciò il gatto stressato non riesce ad adattarsi all’ambiente a livello fisico e/o mentale. Questo almeno nella definizione di Broom del 1986 sul Welfare. Dice infatti che “il benessere di un individuo è il suo stato con riferimento ai suoi tentativi di adattarsi al proprio ambiente”. L’adattamento è perciò il riuscire a trovare la propria stabilità sia a livello fisico che mentale.

Quando il gatto sta bene perciò si è adattato a livello fisiologico, sentimentale e comportamentale. I fattori di stress possono invece portare il gatto a intraprendere due tipi di comportamenti differenti. Da una parte potrebbe “rispondere” ai suddetti fattori attraverso la lotta, la difesa e la fuga. Dall’altra parte invece potrebbe chiudersi in se stesso e lasciarsi cadere in depressione.

Stress acuto o cronico? Come riconoscere i segnali

Lo stress può essere di tipo acuto oppure cronico. In base alla condizione in cui si trova il gatto, i sintomi e i campanelli d’allarme da prendere in considerazione e valutare cambiano.

In caso di stress acuto:

  • Il gatto cambia il comportamento. Può iniziare a defecare e urinare quando ha paura. Oppure trema. Può anche diventare violento oppure immobilizzarsi del tutto. Quando la causa dello stress scompare torna a un comportamento normale.
  • A livello fisiologico è possibile notare per esempio che il gatto dilata molto le pupille. La frequenza cardiaca può aumentare, così come la diminuzione e l’aumento della respirazione, del tono muscolare, della temperatura corporea e della pressione sanguigna.

Sintomi dello stress cronico:

  • Il comportamento del gatto cambia a lungo termine, di solito a causa dell’ambiente per lui ipostimolante. Si sente isolato e questo può dipendere per esempio dalla mancanza di un altro gatto, del padrone che passa poco tempo con lui, dall’assenza di risorse primarie sempre disponibili come cibo e acqua etc. Ecco che il gatto può diventare aggressivo, oppure ripetere sempre le stesse sequenze per via dello stress, entra come in ipnosi. Può essere per esempio il continuo leccarsi le zampe e in alcuni casi arriva anche a farle sanguinare oppure inizia a soffrire di alopecia da stress. Lo può fare anche in situazioni di stress specifiche, come per esempio vietare al gatto di uscire sul balcone quando lui vorrebbe. Il gatto infine potrebbe anche diventare apatico. Sceglie di rispondere in modo passivo, smette di giocare e di mangiare, si lascia andare a uno stato depressivo.
  • A livello fisiologico invece ecco che ci sono dei cambiamenti importanti quali per esempio la perdita di peso, la tendenza a vomitare spesso, valori non nella norma, sistema immunitario che inizia a funzionare male, insorgenza di malattie come cistite o gastrite.

Come aiutare il gatto a uscire dalla depressione e dallo stress

Prima di tutto occorre capire qual è la causa dello stress. Perciò partendo dalle cause scatenanti, cerchiamo di capire quali sono le soluzioni relative.

Il gatto si sente solo, può dipendere dal fatto che il padrone passa poco tempo in casa con lui e non lo considera molto nel gioco. Oppure ha bisogno di poter giocare con un altro gatto, in questo caso va valutata la possibilità di prendere un altro gatto.

La casa è ipostimolante per lui. E’ ovvio che non sempre si ha la possibilità di cambiare casa, in questo caso la cosa migliore da fare è cercare di rendere l’ambiente più stimolante, magari aggiungendo mensole tra le quali può spostarsi per giocare. Ma anche comprare tiragraffi e altri giochi che lo aiutano a distrarsi e divertirsi.

Ha bisogno di passare del tempo all’aria aperta. Mettere perciò il balcone in sicurezza se già non è stato fatto per esempio. Oppure, se la casa è senza balconi, valutare la possibilità di portarlo periodicamente all’aria aperta con la pettorina.

gatto siamese
Razze di Gatti

Gatto Siamese: caratteristiche, carattere e prezzo

posted by Claudia 0 comments

Il gatto siamese è uno dei gatti più apprezzati e ricercati dalle persone. Dall’aspetto elegante e il carattere particolare. Il gatto siamese infatti a differenza di altri gatti si attacca in modo quasi possessivo al suo padrone e questo fa si che desideri un rapporto simbiotico con lui.

Il suo aspetto è caratteristico. Ha un mantello chiaro che si fa però più scuro nelle estremità del corpo. I suoi occhi azzurri ammaliano e catturano la persona che desidera comprarlo e averlo come animale da compagnia.

Ciò che però colpisce la maggior parte delle persone non è solo la bellezza del gatto siamese ma anche il fatto che generalmente riesce a comunicare bene con il suo padrone modulando i toni e il miagolio per esprimere le sue necessità. Non solo, è il gatto perfetto per chi ama uscire con lui al guinzaglio.

Gatto siamese: le origini e la storia

Il gatto siamese è originario della Thailandia, la quale anticamente si chiamava Siam. Non è da tanto che questo gatto arrivò in Italia. Si parla infatti del 1871, quando fu proprio il re del Siam a regalare una coppia di questi stupendi gatti al console inglese a Bangkok. Un dono più che apprezzato e lo si nota dal fatto che decise di partecipare a una mostra a Londra per far conoscere questa razza di gatto.

Circa 20 anni dopo poi il gatto siamese arrivò anche in America, dove ebbe un successo decisamente superiore rispetto all’Europa. Questo perché, almeno dal popolo, nel vecchio continente non era un gatto particolarmente apprezzato. Divenne invece famoso tra i nobili per via del suo aspetto molto elegante. Venivano anche tenuti nei templi per poter custodire i vasi di gemme preziose.

In America invece ebbe successo e già nel XX secolo era uno dei gatti più amato. E’ vero però che la Thailandia e l’Inghilterra sono rimasti sempre i paesi dove il siamese è diffuso maggiormente e utilizzato anche per creare altri ibridi. Il siamese attuale nasce però nasce negli anni 60, quando dopo lunghe selezioni sono arrivati ad avere il siamese con le caratteristiche che conosciamo oggi.

Caratteristiche del gatto siamese

Iniziamo analizzando le caratteristiche fisiche del gatto siamese. Essendo un gatto di razza ha degli elementi unici. Si tratta di un gatto dal corpo longilineo e snello e dal pelo corto. Rientra infatti tra i gatti di taglia media, dal corpo spigoloso e lungo. Anche le sue zampe infatti sono lunghe e sottili, mentre i piedi sono piccoli e dalla forma ovale.

Il gatto siamese ha un collo slanciato e abbastanza muscoloso. Già questo è un elemento distintivo e che lo rende un gatto “elegante”. Anche la coda è caratteristica del gatto siamese, che è lunga e molto sottile. La sua testa invece è di forma triangolare, ha delle orecchie grandi e larghe. Il musino è di colore scuro, così come la coda, le orecchie e le zampette hanno tonalità più scure. Il corpo invece è bianco-crema. Esistono in verità diverse colorazioni ma sono tutti molto simili tra di loro.

Gli occhi del gatto siamese sono di una bella forma a mandorla oppure ovale e sono oblique se le proporzioniamo con la canna nasale. Sono di colore blu intenso e non possono essere di nessun altro colore.

Carattere del gatto siamese

Iniziamo analizzando le caratteristiche fisiche del gatto siamese. Essendo un gatto di razza ha degli elementi unici. Si tratta di un gatto dal corpo longilineo e snello e dal pelo corto. Rientra infatti tra i gatti di taglia media, dal corpo spigoloso e lungo. Anche le sue zampe infatti sono lunghe e sottili, mentre i piedi sono piccoli e dalla forma ovale.

Il gatto siamese ha un collo slanciato e abbastanza muscoloso. Già questo è un elemento distintivo e che lo rende un gatto “elegante”. Anche la coda è caratteristica del gatto siamese, che è lunga e molto sottile. La sua testa invece è di forma triangolare, ha delle orecchie grandi e larghe. Il musino è di colore scuro, così come la coda, le orecchie e le zampette hanno tonalità più scure. Il corpo invece è bianco-crema. Esistono in verità diverse colorazioni ma sono tutti molto simili tra di loro.

Quanto costa il gatto siamese

Il gatto siamese è riconosciuto ufficialmente come razza ed è piuttosto diffuso come abbiamo potuto vedere. Sono tante le persone che oggi ne desiderano uno e, almeno che non si ha la fortuna di incontrarne uno per la strada abbandonato oppure in un gattile, c’è da prendere in considerazione l’idea di comprarlo. Il prezzo di un gatto siamese si aggira intorno ai 700 e i 1000 euro. Questa variazione di prezzo dipende ovviamente dalla purezza del gatto stesso e se ha o meno il pedigree.

feromoni gatto
Cura dei Gatti

Divorzio e gatti: con chi resta il micio?

posted by Claudia 0 comments

Il divorzio non è semplice per nessuno delle persone che si trova nello stesso nucleo familiare. Non lo è per chi sceglie di separarsi, soprattutto quanto arrivare la conclusione che “da soli è meglio” ha costato tempo e fatica, così come non è facile per i figli e nemmeno per gli animali domestici. Oggi nello specifico parliamo di gatti che, quando i padroni si separano, si trovano contesi tra le due parti.

C’è inoltre da dire che molte persone iniziano a discutere tra di loro su chi deve tenersi un animale non tanto per l’affetto che provano per il gatto, quando piuttosto per non lasciare all’altro la soddisfazione di tenersi l’animale con se. Ed ecco che spesso, chi fino a oggi si è davvero preso cura con amore del micio, si trova a dover lottare per poter continuare a tenerlo con se.

Divorzio e animali: chi si tiene il gatto?

E’ molto importante infatti che nonostante i problemi personali le due persone si mettano al tavolino per capire qual è la cosa migliore da fare per il bene del micio. Non si tratta infatti di un oggetto ma di un animale che ha bisogno di essere curato il meglio possibile. Anche se entrambi lo amano moltissimo, uno dei due dovrà farsi da parte quando si rende conto che l’altra persona può dargli il benessere di cui ha bisogno.

Ciò che è importante capire perciò è che:

  • Occorre lasciare da parte un momento il rancore e valutare le cose in modo coerente e razionale
  • Pensare a chi potrà prendersi meglio cura del gatto, sia a livello economico che relazionale
  • Se una persona sa di non poter passare mai il tempo con il gatto, può essere più appropriato che l’altro lo tenga
  • Non è bene proibire all’altro di vedere il gatto una volta ogni tanto. In fin dei conti entrambi lo amano
  • Chi ha la casa più appropriata. Se il gatto è abituato a stare in giardino per esempio, ha senso farlo traslocare in un monolocale senza nemmeno una terrazza?
  • I gatti sono esseri viventi, con emozioni. Non si meritano di vivere male solo per un capriccio delle persone che dicono di amarlo

Nonostante questo però il gatto dovrebbe restare con la persona con la quale tiene maggior feeling. Ci sono gatti che si affezionano in modo particolare a un membro della famiglia. Ha senso separarlo da questa persona e farlo vivere con l’altro con il quale invece non ha mai avuto un grande rapporto di amicizia?

Se ci sono anche i figli nel mezzo, potrebbe essere una buona idea che il gatto resti con chi tiene i bambini, i quali di solito si attaccano in modo particolare all’animale domestico e probabilmente oltre a soffrire per la separazione dei genitori, si troverebbero anche ad affrontare il dolore di separarsi dal gatto.

Limitandoci però a parlare del gatto, la soluzione migliore per lui sarebbe probabilmente che resti nella casa dove ha sempre vissuto e con la persona con la quale è maggiormente legato. Se ciò non è possibile perché la casa la tiene l’altro, allora probabilmente la scelta migliore è che resti con la persona con cui tiene feeling e che faccia in modo a trovare una casa idonea per ospitare anche il micio, così che possa in fretta adattarsi al nuovo ambiente.

Esistono leggi a proposito?

Quando si parla di cani vi è, a livello giuridico, una giurisprudenza che emette decisioni su chi deve tenere il cane quando una coppia si separa o divorzia. Per i gatti questo non avviene ancora, per questo motivo gli esperti consigliano sempre di pensare al bene del gatto e farlo in modo sensato, senza pensare ai rancori o la rabbia tra le persone.

E se non è possibile capire a chi è più legato il gatto? Ci sono altri fattori da tenere in considerazione. Per esempio:

  • Può essere che il gatto era già di uno dei due prima che iniziassero la relazione. In questo caso, almeno che il gatto dopo non abbia stretto un rapporto fortissimo con il nuovo partner, sarebbe corretto lo tenesse il proprietario.
  • Se è un gatto di razza con pedigree e senza particolari preferenze del gatto verso l’uno o l’altro, dovrebbe restare con chi lo ha acquistato (anche se secondo noi resta il punto meno rilevante, più importante per esempio è che resti nella casa dove è cresciuto o chi ha più tempo da dedicargli)

Ovviamente con chiunque resti il gatto, se è intestato all’altra persona, è bene che venga fatto il cambio del nome a livello di microcip e di libretto veterinario, così da non avere problemi dopo.

Curiosità Sui Gatti

Quando il gatto lecca, ecco perché lo fa

posted by Claudia 0 comments

Ogni gatto è diverso e unico. Alcuni possono avere abitudini che altri non hanno per esempio. Come il fatto di leccare il viso al padrone, oppure alle mani. O la pancia. Insomma, proprio come un cane! Forse è per questo che risulta strano, specialmente quando lo fa con insistenza, come se volesse mettere in atto una vera e propria pulizia.

Partiamo dall’analisi della lingua del gatto. E’ una parte importante dell’apparato digerente e si suddivide nella punta, il corpo e la radice. E’ nella lingua che si trovano le sensibili papille gustative, grazie alle quali il gatto può percepire anche i sapori più impercettibili. Il senso del gusto nel gatto è molto sviluppato. Però la lingua del gatto ha anche altre funzioni.

Se la analizziamo da vicino o se il gatto ha l’abitudine di leccarci, notiamo che è molto ruvida e tende a “raspare”. Guardandola bene sembra che sulla lingua ci sono dei peletti, in realtà si tratta di piccoli aghi fatti della stessa sostanza dei peli, cioè di cheratina.

Lingua del gatto: a cosa serve?

La lingua del gatto abbiamo visto che è importantissima per poter assorbire i sapori. Questo avviene grazie alle papille gustative. Non è però l’unico suo compito.

Se la lingua del gatto ha questa particolare conformazione è soprattutto per una questione di sopravvivenza, legata alla sua innata capacità di cacciatore. Quando si ciba della preda uccisa il gatto può scarnificare velocemente e in modo piuttosto accurato le ossa.

E’ utile anche quando beve, perché la muove in modo veloce e breve per potersi dissetare rapidamente. Il movimento della lingua invece cambia in fase di toelettatura, quando la tende a muovere in modo lento e la allunga. La utilizza in questo caso come fosse un pettine. Ovviamente vi è anche la conseguenza nota a tutti, quella che va a ingoiare pelo morto per poi rigurgitarlo dopo come se fosse un bolo.

Analizzando proprio il discorso della tolettatura, sappiamo che il gatto può pulire se stesso, ma anche altri gatti oppure altre persone. La toelettatura a livello etologo si chiama gooming. E’ importante saperlo al fine di distinguere le due tipologie di grooming. C’è l’autogrooming e l’allogrooming.

Perché il gatto mi lecca?

L’autogrooming è quando il gatto pulisce se stesso, proprio per districare il pelo e rimuovere lo sporco. Allo stesso tempo però alcuni gatti possono decidere di eseguire l’allogrooming. In questo caso effettua la toelettatura su altri individui. Perché lo fa? Secondo gli esperti i gatti leccano  e puliscono altri gatti o persone per poter rafforzare il legame sociale. 

Non lo fa perciò con lo scopo di pulire l’altro ma piuttosto mette in atto il comportamento affiliativo, il quale rientra invece tra le cure parentali. La gatta lecca i piccoli per pulirli dopo averli partoriti e rimuovere bene il sacco amniotico. Ma anche per stimolarli in principio alla suzione e successivamente alla minzione e la defecazione.

Quando invece successivamente sono i cuccioli, ormai cresciuti, a leccare la mamma e i fratelli, lo scopo non è quello di pulirli ma piuttosto di rafforzare il legame di unione. Ecco svelato perché il gatto ci lecca. Lo fa per lo stesso motivo, cioè per rafforzare il legame di amicizia e affettivo che lo lega a noi. Quando lecca tende anche a mordicchiare un po’ la pelle per il suo istinto allo spulciamento.

Perché una parte del corpo piuttosto che un’altra?

C’è un motivo per cui il gatto decide di leccare una parte del corpo piuttosto che un’altra? La risposta è si. Dipende da qual è la parte del corpo più calda. La cerca perché il calore gli ricorda quello materno e infatti spesso, dopo aver leccato un po’, il gatto tende ad accoccolarsi e dormire. Questo è vero soprattutto quando lecca la pancia.

Il gatto però spesso ha la tendenza a leccare mani e piedi. Cosa significa in questo caso? Ciò che attira il gatto in questo caso è probabilmente la presenza delle numerose ghiandole sudoripare, le quali sono ricche di odore che come sappiamo, è altamente identificativo. Il gatto che le sue papille gustative riesce a distinguere tanto il sapore quanto l’odore.

Cura dei Gatti

Gatto che vomita: cause e rimedi

posted by Claudia 0 comments

Perché il gatto vomita? Quali sono le possibili cause e come intervenire? Partiamo dicendo che è piuttosto comune che il gatto vomiti. Bisogna però analizzare quali sono le cause e con quale frequenza lo fa.

Il gatto che vomita lo fa con uno scopo preciso. Lo stesso per il quale noi vomitiamo. Lo fa quando ha bisogno di espellere il materiale che arriva dallo stomaco e dall’intestino, risalendo. E’ bene non confondere il vomito con il rigurgito di saliva, cibo e acqua, il quale si trova sempre nella bocca oppure nell’esofago e nella faringe. Nel caso del rigurgito il gatto sta espellendo ciò che ancora non è arrivato allo stomaco.

Altra differenza c’è tra vomito ed espettorazione, cioè quando viene espulso materiale che arriva dall’apparato respiratorio. Nel caso dell’espettorazione, il disturbo si verifica tossendo. Ovviamente non è facile per noi individuare se il gatto sta vomitando, rigurgitando oppure espettorando. Ecco perché è sempre bene portare il micio al veterinario, possibilmente quando accade che vomita registrare un video e mostrarlo all’esperto.

In ogni caso, oggi siamo qui per parlare nello specifico del vomito del gatto. In particolar modo quando è giallo è verde. Quali sono le differenze tra il vomito giallo e quello verde? Analizziamolo bene insieme.

Vomito giallo e verde nel gatto: cosa significa?

Quando il gatto vomita dovete analizzare con attenzione il materiale. Noterete che alcune volte può essere un liquido verde, altre volte giallo. C’è differenza? Bisogna specificare che il gatto come abbiamo visto espelle materiale che arriva dallo stomaco ma anche nell’intestino. Ed è proprio qui che si trova la cistifellea. All’interno della cistifellea vi è un liquido noto come bile. La bile a sua volta contiene due differenti pigmenti che possono conferirle ora una colorazione verde, ora una gialla. Quando è di colore verde il pigmento si chiama biliverdina, quando invece è di colore giallo si chiama bilirubina.

Si parla perciò, in caso di vomito giallo e vomito verde, di vomito biliare. Viene causato da un reflusso del materiale a livello del primo tratto intestinale nello stomaco. Il colore cambia in base a quanto il liquido è restato nello stomaco prima di essere vomitato.

Causa del vomito

Una delle cause più comuni del vomito giallo è il digiuno prolungato. Può capitare per esempio durante le prime ore del mattino, quando si sveglia dopo aver digiunato tutta la notte. Se questo è il caso il problema si risolve piuttosto in fretta, perché il gatto conserva tutto il suo innato appetito e mangiando passa tutto. In genere in questo caso non c’è da allarmarsi troppo.

Però non sempre è questa la causa, seppur bisogna appunto confermare il fatto che si tratta della causa più comune. Può infatti avere altre motivazioni scatenanti, di cui alcune sono anche piuttosto allarmanti. Può trattarsi per esempio di un’ostruzione, oppure di un’intossicazione, di una infiammazione intestinale, di malattie metaboliche, ma anche tumori.

Non dimentichiamoci invece che alcune volte il vomito è semplicemente scatenato dalla necessità di espellere i boli di pelo ed è una condizione normale. Di solito il veterinario in questi casi suggerisce di sciogliere il pelo con una pasta alla malta. Sono rari invece i casi in cui serve un intervento chirurgico per poterli rimuovere.

Come comportarsi quando il gatto vomita

Se il gatto vomita in episodi separati tra di loro, di solito non è un campanello d’allarme. Specialmente se dopo mangia come se nulla fosse successo. Per questo motivo è bene monitorarlo così da capire se dietro c’è o no un problema.

Può infatti capitare se ha passato un po’ di tempo a digiuno, oppure se ha mangiato di fretta (senza masticare). In questo caso a causa della foga di mangiare ecco che rimette il cibo. In questi casi è importante ridurre un po’ la quantità a singolo pasto e farlo mangiare più frequentemente. Questo perché in natura il gatto fa piccoli pasti ma frequenti. Può essere una buona idea se passate molto tempo fuori casa di nascondere piccoli bocconi di cibo in posti sempre diversi. Oltre ad aiutarlo a sopportare meglio la fame, lo aiuta anche a mantenere la mente sempre attiva.

Se invece il gatto inizia a vomitare spesso può per esempio dipendere come abbiamo visto da un’ostruzione, la quale può essere causata da piccoli pezzi di plastica, fili o giochini che ha inghiottito il gatto. E’ bene perciò far attenzione a non lasciarlo solo con i giochi che potrebbe accidentalmente inghiottire.

Se il gatto inizia a vomitare ripetutamente o comunque spesso nell’arco di alcuni giorni è bene portarlo immediatamente al veterinario, in modo tale che lo specialista possa analizzare il micio per capire qual è la causa del vomito e come può intervenire per risolvere il problema.

Vomito e dolore: cosa significa?

Il gatto può vomitare e dopo continuare con le sue cose normalmente, come se niente fosse successo, oppure può vomitare e dopo mostrare disagio. Lo fa per esempio nascondendosi, oppure morde se si cerca di accarezzarlo oppure lo si vede molto debole, tanto da avere difficoltà ad alzarsi. In alcuni casi può anche soffrire di diarrea e di febbre. Ecco, questi sono i casi in cui senza ombra di dubbio è bene portare immediatamente il gatto dal veterinario.

Lo stesso discorso se il gatto vomita e non mangia. Quando il gatto digiuna per diversi giorni può andare incontro a la lipidosi epatica, si tratta di una condizione morbosa molto grave e quando inizia, è difficile riuscire a recuperare il gatto. Se il gatto per diverso tempo non riesce a mangiare, spesso accade per via di una patologia. Ecco perché serve intervenire subito.

Cura dei Gatti

Malattie trasmesse dai gatti, quali sono?

posted by Claudia 0 comments

Oggi parliamo di zoonosi, cioè quelle malattie che il gatto può trasmettere all’uomo. Trattandosi di uno dei principali animali da compagnia è bene essere informati di quali sono le malattie che possono trasmetterci, quali rischi corriamo e come prevenire e intervenire.

Ovviamente c’è da smentire la famosa frase che i gatti portano malattie. Nel senso che si, come quasi tutti gli animali, possono trasmetterci alcune malattie. Ma bisogna ridimensionare molto questa frase per evitare di cadere in un pericoloso pregiudizio. Ed è proprio per questo motivo che nasce l’articolo di oggi, per capire quali sono le malattie che possono davvero essere trasmesse dai gatti e quali no.

Tot malattie che possono essere trasmesse dal gatto all’uomo

Qui sotto analizziamo bene quali sono le malattie che possono essere trasmette dal gatto all’uomo. In modo da capire non solo dove e quando corriamo un rischio, ma anche come fare a difendersi.

1. Toxoplasmosi

La Toxoplasmosi è una delle zoonosi gatto-uomo più conosciuta dalle persone. Questo perché può causare danni molto gravi quando a contrarla è una donna incinta. Viene causata da un coccide noto come Toxoplasma gonfii e vive nell’intestino del felino, il quale si contagia mangiando carne cruda. Normalmente infatti un gatto che vive in casa e mangia il cibo scelto dai padroni e sempre ben cotto, ecco che non dovrebbe correre rischi.

Quando è una donna incinta a contrarre la toxoplasmosi dal gatto i rischi sono gravi. Si parte dalle malattie oculari e neurologiche, le deformazioni fetali e anche l’aborto. Ma come contraggono le persone la toxoplasmosi dal gatto? Considerando che la malattia si trasmette ingerendo le feci dell’animale, il contagio avviene a causa degli scarsi accorgimenti igienici durante la pulizia della lettiera.

2. Micosi

La seconda malattia più comune trasmessa da gatto a uomo è proprio la micosi. Ecco perché i genitori dicono sempre ai bambini di non toccare mai i gatti per la strada, perché potrebbero avere micosi. Lo si riconosce dalla perdita del pelo in alcune zone. Questi funghi sono invisibili a occhio nudo, però si vede che l’animale è affetto proprio per le lesioni alopeciche. Il contagio avviene toccando l’animale malato, il quale è portatore indiretto o diretto del fungo. Non è detto infatti che un gatto apparentemente sano, non possa trasmettere la micosi. Così come il gatto lo può attaccare all’uomo, anche l’uomo può contagiare il gatto.

3. Malattia del graffio

Nota come malattia del graffio, si tratta in verità della Bartonella Henselae, un batterio che può infettare una lesione cutanea. Il gatto quando morde o graffia una persona potrebbe contagiarla con questo batterio per via dei microrganismi presenti appunto sotto unghie o denti. I sintomi sull’uomo possono essere diversi. Si riconosce di solito per l’ingrossamento dei linfonodi regionali e la presenza di febbre. Disinfettando bene la ferita si nota che poco a poco i sintomi scompaiono da soli. Se così non fosse è necessario seguire una terapia antibiotica.

4. Rabbia

La nominiamo anche se comunque la rabbia è una malattia che non rappresenta più un problema in Italia già dal 2013 perché non vi sono stati casi diagnosticati. In ogni caso, il gatto è un animale che potenzialmente può trasmettere la rabbia. Nel caso che un gatto sospetto ci morda o graffi è bene iniziare subito con una disinfttazione profonda della ferita per poi recarsi immediatamente in ospedale in modo da sottoporsi alla sieroprofilassi del caso.

5. Scabbia

La scabbia viene causata dalla Sarcoptes Scabiei, un acaro invisibile a occhio nudo che forma delle lesioni con vescicole pruriginose e croste. L’uomo può contrarre la scabbia in modo diretto o indiretto dal gatto.

6. Salmonella

Dal gatto è possibile contrarre la salmonella. Accade quando si entra in contatto con le feci di un gatto. Questo batterio colpisce l’apparato digerente. Tra i vari sintomi si possono individuare la nausea, il vomito, la diarrea e anche dolosi addominali. I sintomi possono avere un’intensità variabile. Per questo motivo subito dopo la pulizia della lettiera è necessario lavarsi bene le mani e cercare allo stesso tempo di mantenere una condotta buona durante la pulizia della lettiera, che include l’uso dei guanti prima di tutto ma anche lavare bene la lettiera a ogni cambio.

Altre infezioni trasmesse dal gatto all’uomo

  • Cheyletiella Blakei: è un acaro che può provocare dermatiti molto pruriginose e seguite dalla presenza di forfora.
  • Cryptosporidium: questo batterio viene trasmesso dal gatto all’uomo e può provocare gastroenterite.
    Giardia: si tratta di un protozoo che è difficile da debellare e passa quando la persona entra in contatto con gli escrementi del felino, provocando così la diarrea.
  • Bordetella: la bordetella è nello specifico un batterio che si attacca alle vie respiratorie e si trasmette per via aerea. Nell’uomo può provocare dei sintomi simili all’influenza.
  • Toxocara Cati: questo verme intestinale si assume con il contatto con gli escrementi. In base a dove migra il parassita è possibile soffrire di diversi sintomi.
  • Dirofilaria: è un verme trasmesso quando si entra in contatto con gli escrementi e nell’uomo può causare patologie che colpiscono per esempio gli occhi, la pelle o anche il sistema linfatico.
  • Strongiloides Stecolaris: esattamente come i precedenti si contrae entrando in contatto con le feci contaminate del gatto. Tra i sintomi di questa zoonosi tra gatto e uomo troviamo meteorismo, malassorbimento e dolore addominale.
Curiosità Sui Gatti

Stregatto: chi è e qual è la sua personalità

posted by Claudia 0 comments

Chi non conosce Stregatto? Probabilmente uno dei personaggi più amati nel film di Alice in Wonderland, uscito nel 2010 al cinema. Noto come Stregatto, stiamo parlando del Gatto del Cheshire, un personaggio inventato nel 1865 da Lewis Carroll all’interno della sua storia Avventure di Alice nel Paese delle Meraviglie. Un gatto magico, sarcastico, che appare e scompare quando lo desidera grazie alle sue incredibili abilità evaporatorie e mutanti. Un gatto che non vorremo in casa probabilmente, ma che ci rapisce ogni volta che lo vediamo sullo schermo.

La prima cosa che colpisce di Stregatto è il suo sorriso. Furbo, intelligente e vigliacco allo stesso tempo. Un mix di personalità e di comportamenti che rendono Stregatto un personaggio difficile da comprendere. A depistare ancor di più è il suo essere sempre calmo.

Stregatto: analisi della sua personalità

Stegatto è un gatto dalla personalità forte. Sa essere sarcastico e spiritoso, nonostante appare chiaro sin dal primo momento che possiede una personalità scura e che sa inquietare abbastanza. E’ furtivo, scompare e compare quando vuole e allo stesso tempo si, è un gatto un po’ codardo. Non dimentichiamoci infatti che ogni volta che la situazione si fa difficile e pericolosa, la sua mossa è quella di evaporare e togliersi così dal problema senza doverlo affrontare. Un’abilità questa che non viene certo apprezzata da tutti e anzi, è stato il motivo che ha portato alla sua frattura con Tarrant.

Stegatto però ha anche delle qualità oltre all’essere spiritoso. Sa essere allo stesso tempo un personaggio compassionevole e sa rendersi utile quando lo desidera lui. Non dimentichiamoci infatti che una volta è riuscito a salvare la vita a Tarrant trasformandosi in lui e in tante altre occasioni invece è stato particolarmente utile ad Alice.

I poteri e le abilità di stregatto

Stregatto è un gatto del Cheshire. E’ noto per avere una lunga pelliccia grigia caratterizzata da strisce azzurre. Ciò che però colpisce a primo impatto è la sua grande bocca, con denti affilati e un sorriso enigmatico. I suoi occhi sono grandi e azzurri, il suo corpo è più grande di quello di un normale gatto e appare chiaramente anche un po’ più grasso del normale.

Oltre al suo aspetto ovviamente ciò che colpisce è la serie di poteri e abilità che possiede. Stregatto infatti è un gatto che può:

  • Evaporare
  • Galleggiare e fluttuare liberamente nell’aria
  • Cambiare quando lo desidera la sua forma e il suo corpo, indipendentemente da quanto diventerà piccolo o grande.
  • Può dissolvere tutto il corpo o solo parte di esso (basta pensare a quando mostra solo la testa, solo gli occhi o solo i denti)

Stregatto: dove compare?

Vediamo adesso quando e dove incontriamo Stregatto. Sappiamo bene che il Gatto dello Cheshire, noto come Stregatto, appare per la prima volta nel 1865 grazie a Lewis Carroll, che inventa questo personaggio per il suo Avventure di Alice nel Paese delle Meraviglie. In verità ha cambiato più volte nome. Per esempio nel libro del 1913, a cura di Silvio Spaventa Filippi, si chiamava Ghignagatto. In alcune traduzioni veniva chiamato invece Gatto Cesare.

Vediamo adesso quando e dove compare.

  • Alice nel paese delle meraviglie: Stregatto appare per la prima volta nella foresta, quando Alice si è persa a causa dell’attacco di Bandersnatch.
  • Alice attraverso lo specchio: Stregatto compare anche nel sequel e lo si vede per la prima volta quando alice torna a Underland. Stregatto infatti la informa di quella che è la situazione con Tarrant.
  • Alice nel paese delle meraviglie videogioco: Stregatto non appare solo nei film e nel libro, ma anche nei videogiochi ed è possibile sceglierlo in tutte e tre le versioni del gioco che sono disponibili per PC, DS e Wii. La principale abilità di Stegatto nel gioco è quella dell’invisibilità.
  • Disney Universe: appare nell’Universo Disnay come un costume che viene sbloccato proprio quando inizia il gioco. Può essere perciò indossato immediatamente. Il giocatore che indossa questo costume può usare i funghi per colpire i propri nemici.
  • Stregatto è stato anche un personaggio dall’importante influenza culturale. Per esempio nelle strisce di Peanuts viene citato più volte. Snoopy ne imita le azioni a tal punto che gli altri lo hanno definito il “Bracchetto del Cheshire”. Anche nel manga Hellsing ha influenzato un personaggio che possiede infatti due orecchie da gatto ed è soprannominato gatto del Cheshire, idea che viene rafforzata ulteriormente per via della sua abitudine a fare i sorrisi sardonici.
feromoni gatto
Cura dei Gatti

Effetto rubbing: quando il gatto si struscia

posted by Claudia 0 comments

Chi ha un gatto e passa tanto tempo con lui, sicuramente ha notato una cosa. Tende a strusciarsi e lo fa anche in modo piuttosto vigoroso! Sembra proprio che nutra una certa passione nei confronti di questo gesto. Ma perché lo fa? Quali sono le motivazioni del gatto nascoste dietro a quello che spesso viene chiamato anche “effetto rubbing”?

Se pensate che si tratta di un modo che ha il gatto per grattarsi o pulirsi, siete sulla strada sbagliata. All’interno di questo articolo cerchiamo di interpretare meglio le cause dell’effetto rubbing, così da comprendere un po’ meglio il nostro adorato micio!

Effetto Rubbing: cos’è e cosa significa

Si parla di rubbing quando appunto il gatto si struscia o si strofina. Lo può fare addosso a noi, a una porta, a un altro gatto o anhce al cane di casa. E’ un comportamento specifico del gatto ed è di natura amichevole. Esatto, accade anche quando lo fa con un oggetto artificiale, come la zampa di un tavolino per esempio.

E’ un comportamento che il gatto adotta per poter sostenere e rafforzare le sue relazioni. Ecco che rientra tra i comportamenti affiliativi. Se lo vogliamo paragonare a un comportamento umano, lo possiamo fare con l’abitudine delle persone di accoccolarsi per esempio tra le braccia del partner o di un genitore in segno di affetto e protezione.

Se infatti ci concentriamo bene sul comportamento del nostro gatto, notiamo una cosa. Non si limita in verità a strofinare il suo musino o tutto il corpo contro di noi. Allo stesso tempo ci annusa e ci fa le fusa. Rilascia anche una secrezione odorosa, la quale non è percepibile da noi, però dai gatti si! Si parla dei feromoni, tema già discusso all’interno di questo blog.

Quando un gatto emana i feromoni lo fa per tanti motivi e in questo contesto specifico lo fa con lo scopo di rafforzare l’amicizia. Si tratta a tutti gli effetti di una marcatura facciale. Il gatto strofina la testa di un lato, partendo dalla cavità orale e arrivando poi alla punta dell’orecchio. Lo stesso movimento poi lo può eseguire anche in senso contrario, cioè contropelo.

Alcuni gatti, anche se non sempre lo fanno, coinvolgono tutto il corpo. Iniziano con il musino per continuare poi con il tronco e anche la coda, che la pone come un punto interrogativo assumendo la forma di un ricciolo.

Perché il gatto si struscia?

Abbiamo accennato al fatto che il gatto si struscia in segno di amicizia e di affetto. Questo è vero, però lo fa anche semplicemente in senso di benessere. Quando però il gatto si struscia troppo, potrebbe dimostrare anche un senso di disagio. E’ bene non confondere questo “troppo” però con un rubbing un po’ più insistente. Qui si parla di un gatto che si struscia ovunque e in continuazione. In questo caso potrebbe invece essere un segnale di stress.

Quando si struscia con il suo padrone, il gatto lo fa come legame, come segno di affetto nei suoi confronti. Quando invece il gatto si struscia su un oggetto, lo fa per rilasciare i propri feromoni. Questo accade per marcare il territorio, soprattutto quando in casa ci sono altri gatti o animali. Si tratta di comportamenti del tutto normali. L’unica cosa è che occorre sempre tenere un occhio aperto proprio sull’insistenza con cui tende a strusciarsi.

Curiosità Sui Gatti

Dal gatto selvatico al gatto domestico: come si è evoluto

posted by Claudia 0 comments

Oggi il gatto viene considerato, insieme al cane, l’animale domestico per eccellenza. Eppure sappiamo tutti che il gatto ha una sua lunga storia come animale selvatico e questo si può notare da alcune sue caratteristiche. E’ un animale che ama la sua indipendenza, il poter uscire libero e, anche quando i padroni non gli permettono di farlo (magari perché semplicemente sono impossibilitati a causa della posizione dell’appartamento), mantengono un po’ la loro indipendenza in casa e non riconoscono gli umani come i suoi padroni, ma piuttosto come coinquilini. Non c’è perciò una dipendenza affettiva come accade con il cane.

Nel corso di questo articolo vogliamo appunto affrontare tutto il discorso relativo al passaggio che ha portato il gatto selvatico alla domesticazione. Qual è stata la sua evoluzione?

Cosa significa domesticazione del gatto

Chiariamo prima il significato del termine domesticazione. Quando si parla di rendere domestico un gatto o un qualsiasi altro animale ci si riferisce al processo che porta un animale a essere allevato in cattività affinché la comunità umana possa poi trarne un vantaggio economico, ottenendo un totale controllo sulla sua riproduzione, ma anche sul cibo di cui ha bisogno, così come sull’organizzazione del territorio dove questi animali vivono.

Quando si parla però di domesticazione di cani e gatti il discorso cambia un po’. Questo perché alla base non vi è (solo) questo rapporto d’interesse, ma piuttosto un rapporto di reciproca compagnia. E’ vero che se parliamo per esempio di cani o gatti di razza questo discorso può essere vero, basta pensare agli allevamenti di una specifica razza, realizzati proprio con lo scopo di ottenere cuccioli da rivendere.

Come avviene la domesticazione del gatto

Secondo le teorie a oggi più accreditate, la storia del gatto domestico inizia con il gatto selvatico africano, cioè il Felis Silvestris Lybica. Questo gatto selvatico viveva nelle zone aride, come per esempio possono essere le steppe, le savane, oppure le zone con gli arbusti.

L’aspetto del gatto selvatico africano era caratteristico. Il colore andava dal marrone sabbia fino al grigio-giallo e possedeva sulla coda delle strisce nere. La sua corporatura era esile, sembra che era più piccolo del normale gatto europeo e sin da subito dimostrò di avere una certa affinità nei confronti delle persone. Questa sua predisposizione certamente ne ha reso più facile la domesticazione.

Secondo alcuni studi sembra che il processo di domesticazione iniziò all’incirca verso il 9000 o il 7000 a.C in Palestina. Secondo altri studiosi invece, tale domesticazione avvenne nel 3000 a.C in Egitto.

Per quanto riguarda invece i resti di animali simili a gatti trovati nei siti preistorici, è azzardato avanzare l’ipotesi che venissero tenuti da compagnia. Niente esclude infatti la possibilità che erano ritenuti come una fonte di pelle o di carne.

Perché i popoli antichi hanno voluto addomesticare il gatto?

Come sempre quando non vi sono documenti che attestano in modo equivocabile il perché di una determinata cosa, si possono solo avanzare delle ipotesi, le quali con il tempo vengono poi smentite, rafforzate o confermate. A oggi le ipotesi relative alla domesticazione del gatto sono le seguenti:

  • Veniva addomesticato come fonte di cibo, perciò si nutrivano di gatti
  • Veniva addomesticato in modo tale che potesse aiutare a cacciare i topi e allontanarli appunto dalle riserve alimentari umane
  • Come un culto, basta pensare agli egizi che adoravano i gatti e lo ritenevano il portatore del principio divino
  • Oppure semplicemente per compagnia

Il percorso storico del gatto domestico

Il gatto domestico ha vissuto una storia di domesticazione e di espansione. Vediamo quando è arrivato il gatto, intenso come animale da compagnia, nei vari paesi del mondo.

  • Nei paesi europei arriva verso il 500 a.C
  • Nel lontano Oriente arriva invece verso il 200 a.C Si spostò dall’India verso la Cina e poi il Giappon
  • Nel decimo secolo d.C il gatto domestico era presente praticamente in tutta Europa e Asia
  • Nel 1500 arrivò in America, Australia e Nuova Zelanda

Il periodo più buio per il gatto domestico è stato senza dubbio il Medioevo, quando veniva perseguitato perché considerato il “famiglio” delle streghe. Era visto come la manifestazione viva del demonio. Venne visto male almeno fino al 1600, quando si resero conto che il gatto poteva essere utilizzato favorevolmente per liberare i centri abitati dai ratti, i quali erano portatori di pese. Fu finalmente nel 1700 che il gatto venne accettato come vero e proprio animale domestico.

Nel 1800 sono state selezionate le prime razze domestiche di gatto. Tra queste troviamo il:

  • Certosino
  • Persiano
  • Siamese

Quali sono le differenze tra gatto selvatico e gatto domestico?

Come possiamo vedere, i nostri gatti domestici confermano diverse caratteristiche di quello selvatico. Come per esempio il comportamento predatorio. Il gatto domestico risulta senza dubbio un po’ più socievole verso l’uomo e agli altri gatti rispetto al selvatico, anche se comunque rimane pur sempre un solitario.

GATTO ADOZIONE
Curiosità Sui Gatti

A che mese adottare un gatto?

posted by Claudia 0 comments

Adottare un gatto è senza dubbio un gesto bellissimo. Un gesto di amore verso il micio che decidiamo di accogliere, ma anche verso noi stessi. Si perché ci offriamo la possibilità di sperimentare un nuovo vero amore, molto più libero e meno egoistico di quello che può essere stretto con persone o altri animali.

Quando si parla di adozioni però si entra sempre in tema complicato. Certamente quando togliamo un gattino dalla strada, affamato, denutrito, sporco e disperato, c’è poco da domandarsi ed è il caso di prenderlo al volo e dargli un posto caldo dove vivere, insieme a persone che lo ameranno incondizionatamente.

Diverso invece è il discorso quando il gattino che si desidera adottare fa parte di una cucciolata e avete magari letto su Facebook o in qualche altro posto che questi bellissimi gattini hanno bisogno di una famiglia. Il discorso che vogliamo affrontare oggi è proprio questo: quand’è il momento giusto per adottare un gatto? Dopo quanti mesi si può prendere?

A quanti mesi prendere un gattino

Se il gattino è con la sua mamma in questo momento, lascialo con lei almeno per i primi due mesi di vita, un mese in più è anche meglio. Oltre a essere un gesto d’amore verso il piccolo, che comunque prima o poi dovrebbe essere separato dalla mamma per il semplice fatto che la padrona umana non potrà tenerli tutti, è anche importante lasciarlo con la mamma almeno per i primi due mesi per il benessere e la salute del tuo gatto.

Se il gattino viene staccato prima dalla mamma è possibile che questo influisca sul suo corretto sviluppo e la sua crescita. Questo è vero sia per il discorso della nutrizione e dell’allattamento, ma anche dal punto di vista sociale.

L’allattamento del micio: ciò che dovete sapere

Vediamo le fasi dell’allattamento del micio.

  • Prima fase: include le prime tre settimane di vita del cucciolo. I primi dieci giorni si muove come un serpente, muovendo i muscoli dei fianchi e oscillando la testa. Ancora i suoi occhi sono chiusi e si orienta solo per la suzione. Si conclude questa fase con il gattino che già manifesta preferenze per esempio sul capezzolo dal quale mangiare.
  • Seconda fase: è la quarta settimana, dove al gattino nascono i dentini ed ecco che prende iniziativa con la poppata oppure l’accoglie quando è la mamma a volerlo nutrire.
  • Terza fase: è anche l’ultima fase e si entra già nel secondo mese. La mamma già non invita più i suoi gattini a mangiare e se li allatta, lo fa solo in piedi. Già non si sdraia più al loro lato. Questo accade perché i gatti sono già vivaci, capaci di allontanarsi e fare le loro cose. Iniziano a giocare etc. In questa fase la mamma va anche a caccia di cibo per i piccoli, in modo tale da iniziare la fase dello svezzamento.

Lo svezzamento del gatto

Come abbiamo visto inizia adesso lo svezzamento del gattino. La madre inizia infatti a ridurre un po’ alla volta le attenzioni che da ai suoi cuccioli. Questa fase inizia verso la quarta settimana e termina con la settima. Ecco perché prima dei due mesi non è assolutamente consigliabile separare i cuccioli dalla madre.

Quando ci si può avvicinare ai gattini?

E’ possibile avvicinarsi ai gattini già a partire dalla terza settimana. Non è un problema infatti da questo momento in poi cercare per esempio di toccarli. Anzi, scientificamente è stato confermato che se inizia presto il contatto con l’essere umano, il gattino può riuscire tranquillamente ad avere un contatto molto più sincero e sereno con gli umani in futuro.

Non dimentichiamoci però che i gattini non possono essere adottati a questo punto. E’ accettato solo il contatto. Come dicevamo il momento migliore per prendere il gattino è quando la mamma dimostra che il suo ruolo non è più indispensabile. Non dimentichiamoci che i gatti in natura non stanno tutta la vita con la mamma. Arriva il momento che se ne vanno e probabilmente non la rivedranno più.

Per esempio la mamma deve insegnarle le tecniche di caccia per sopravvivere. Si tratta di un insegnamento graduale e più che altro è legato al fatto che la mamma calibra il comportamento del gattino in modo tale che possa sopravvivere in futuro. Lo educa all’autocontrollo ma anche all’inibizione del morso, in modo tale che possa poi convivere con l’uomo.

Cosa accade quando il gatto viene distaccato dalla madre in anticipo?

Quando il gattino viene staccato in anticipo dalla mamma, può andare incontro a problemi di crescita e di comportamento. Dal punto di vista nutritivo ovviamente è meglio lasciarlo con la mamma per il tempo necessario, in modo che si occupi lei dell’allattamento e dello svezzamento. Però non è solo per questo, i problemi che possono subentrare se viene distaccato troppo presto dalla mamma sono:

  • Sindrome di iperattività: il gatto semplicemente non è in grado di autocontrollarsi. Tende a mordere e sgraffiare sempre, a saltare in qualsiasi posto e non sapersi regolare con il cibo. Difficilmente riesce a controllarsi e socializzare tranquillamente.
  • Sindrome di privazione sensoriale: il gatto in questo caso ha paura praticamente di tutto e resta sempre nascosto. Non esplora la casa e si muove la notte per mangiare, cercando così di evitare gli adulti. Se viene accarezzato per esempio, potrebbe manifestare aggressività. Questo accade per esempio quando viene abbandonato dalla parte della mamma.
  • Claustrofobia: questa è l’ansia dei luoghi chiusi. Il gatto è nervoso, frenetico, non ama molto le coccole e la sera quando i proprietari tornano è particolarmente agitato. Accade quando da cucciolo ha vissuto in ambienti iperstimolanti e invece adesso, si trova in un ambiente ipostimolante.
gatto che scappa
Curiosità Sui Gatti

Gatto che scappa: perché lo fa?

posted by Claudia 0 comments

Ci sono volte che il gatto scappa. E’ un avvenimento che non succede sempre e non tutti i gatti tentano la fuga. Sono tanti i motivi per cui il micio di casa può cercare di andarsene. Alcune volte per esempio non si tratta di una vera e propria fuga, ma piuttosto il desiderio di farsi un “giretto” ed esplorare un po’, giusto per non annoiarsi. Il gatto che scappa però causa ansia nei padroni, che si preoccupano e iniziano a cercarlo nei posti più improbabili. Questo accade soprattutto quando il gatto normalmente non è abituato a uscire di casa.

Chi ha un gatto sa perfettamente che normalmente è un animale molto tranquillo. Tende a passare il giorno sonnecchiando in casa, bello rilassato. Magari in un angolino al sole. Però non bisogna dimenticarci che i gatti sono anche degli inguaribili curiosi e cercano perciò di distrarsi anche attraverso delle piccole fughe fuori di casa. Alcune volte si trovano semplicemente nel giardino del vicino, altre volte invece il loro spirito nomade ha prevalso ed ecco che si sono lasciati trasportare lontani da casa.

Se una girata di un’ora può non preoccupare il padrone, diverso il discorso invece quando il gatto se ne va per alcuni giorni. Ecco che in quest’ultimo caso si può davvero parlare di fuga. Ma perché lo fa? Quali sono i motivi che spingono il gatto a fuggire di casa? Scopriamoli!

Gatto che si allontana da casa: ecco perché lo fa

Non esiste una risposta unica, ma una serie di motivazioni che possono spingere il gatto ad allontanarsi da casa. I gatti che ne sentono maggiormente il bisogno sono i maschi non castrati. In questo caso la motivazione è più che evidente ed è la voglia di procreare. Stiamo parlando del semplice istinto di riproduzione che possiedono tutti gli esseri viventi. IN questo caso, il gatto può trascorrere anche intere settimane fuori casa. Si tratta di una situazione pericolosa, non solo dal punto di vista del fenomeno del randagismo, ma anche perché il gatto in questo periodo non avrà accesso alla sua fonte di cibo e acqua potabile, perciò si nutrirà saltuariamente.

Spesso il gatto maschio che cerca la sua femmina, si trova a litigare con altri maschi in modo da potersi aggiudicare uno specifico territorio e ottenere perciò la possibilità di avvicinarsi a una femmina e riprodursi.

Ok, il gatto è sterilizzato. Quale può essere perciò il motivo della sua fuga? Come vi dicevo, i gatti sono animali molto curiosi. Ciò significa che amano esplorare posti nuovi, si annoiano sempre chiusi in casa e questo li porta a conoscere posti nuovi, dove non ha mai cacciato, giocato o dormito. Gli stimoli sensoriali sono fondamentali per qualsiasi tipo di animale, incluso appunto il nostro amatissimo micio domestico.

Il gatto può anche spaventarsi davanti a un cambiamento e decide perciò di darsi alla fuga e cercare la sua nuova stabilità altrove. Potrebbe per esempio dipendere dall’arrivo di una nuova persona in casa (a vivere), l’arrivo di un neonato, di un nuovo animale domestico etc. Oppure il gatto potrebbe non gradire troppo il trasferimento nella nuova casa. Molto dipende dal carattere del gatto comunque in questo caso. C’è da dire che non tutti reagiscono nello stesso modo davanti a questo genere di cambiamenti. Per esempio tantissimi gatti sono assolutamente affezionati al proprio padrone e mai lo lascerebbero e si allontanerebbero da lui, nonostante i possibili cambiamenti.

Il gatto semplicemente potrebbe perdersi. Per quanto sia difficile che ciò accada, se il gatto per esempio cerca di raggiungere X posto oppure sta seguendo un animale, se si allontana troppo potrebbe non essere poi capace di tornare alla propria casa.

Come evitare che il gatto scappi di casa

Prima di tutto è bene fare in modo tale che il gatto NON può scappare. Se avete un giardino, fate in modo che sia ben recintato. In questo modo non può allontanarsi dalla proprietà. Ricordatevi che è fondamentale sterilizzare il gatto, tanto per prevenire il problema del randagismo, sia per evitare che il gatto se ne vada in cerca di femmine.

Se il vostro gatto è bastanza avvezzo alle fughe, potete prendere in considerazione di applicare dei dispositivi al collo dell’animale in modo tale da rintracciarlo quando si allontana troppo da casa. Assicuratevi che si tratti di oggetti non invasivi e che davvero vi possano dire dove si trova il gatto in ogni momento.

Curiosità Sui Gatti

“Di uomini e gatti” l’amore tra il gatto e il suo padrone (uomo)

posted by Claudia 0 comments

Quando si pensa a una persona amante dei gatti, immediatamente si pensa a una donna. Se da una parte tendenzialmente è vero che la maggior parte delle “gattare” sono donne e si sente parlare meno di “gattari”, non è corretto pensare che il rapporto tra un gatto e il suo uomo, sia meno forte che quello tra un gatto e la sua donna. Ed ecco che, proprio per esprimere questo importante concetto, arriva Sabrina Boem con il suo “di uomini e gatti”. Lo ha espresso grazie al suo progetto fotografico, dove appunto vuole sottolineare quanto è importante il legame tra un uomo e il suo gatto.

Uomini gattari, un legame ancor più forte

Grazie al lavoro di Sabrina le persone si sensibilizzano un po’ di più su questo importante tema. Grazie al suo servizio fotografico che cattura in modo evidente il profondo rapporto tra un gatto e il suo padrone, viene finalmente sfatato che la “gattara” è solo donna. Sono tantissimi gli uomini che amano i gatti e li accudiscono con amore, sviluppano un rapporto davvero speciale, dolce e profondo.

Ma questo non è l’unico progetto di Sabrina. La fotografa infatti riserva uno spazio importante del suo lavoro ai gatti di colonia. Fotografa infatti i gatti delle colonie feline, animali spesso “invisibili” e non apprezzati. Racconta così la storia di persone che davvero si prendono cura di questi gatti invisibili e che vivono nelle colonie, dedicando praticamente la loro vita a questa missione in modo da far vivere nel modo più dignitoso possibile questi gatti.

Questi gattari e gattare scelgono come propria famiglia i gatti. E lo fanno in modo speciale. Ma come mai Sabrina ha deciso di avviare il suo progetto “di uomini e gatti”? Ecco la storia

Di uomini e gatti, la storia di un progetto affascinante

Sabrina inizia questo progetto quando conosce Berto tre anni fa. Berto è un gattaro ed è stato, insieme al gatto George, il primo scatto del progetto. Berto si occupava del rifugio di Forte Marghera dove Sabrina già lavorava per riuscire appunto a portare in evidenza il problema dei gatti delle colonie “Invisibili. Il mondo segreto delle colonie feline”.

Ecco che quando Sabrina arriva a Forte Marghera per fare i suoi scatti per il progetto INVISIBILI, conosce a Berto di persona. E fu proprio lui a domandarle se poteva fargli uno scatto con George, lo splendido micio che si stava strofinando sulle sue gambe in quel momento. Il loro rapporto si poteva cogliere già dal primo momento. Era un amore fortissimo a legare Berto e George.

Berto raccontò a Sabrina la storia del gatto George. Era un gatto “spirito liber” del rifugio Enpa di Forte Marghera. Da qui i gatti possono entrare e uscire quando vogliono. Berto già lavorava li e il gatto lo scelse, e lo dimostrò. Ogni mattina lo aspettava per ricevere la sua coccola mattutina, così come Berto quando aveva il tempo libero cercava George per stare con lui.

Purtroppo oggi George non c’è più, ma Berto continua a dedicare buona parte del suo tempo ai gatti ospiti di questo rifugio. Però Berto non era certo l’unico uomo, molti altri facevano i volontari in questi rifugi! Ed ecco che, parlando della cosa con degli amici, che rimasero sorpresi di sapere che degli uomini si dedicano al volontariato con i gatti, Sabrina decise di mettere in piedi il progetto Di gatti e uomini.

Lo scopo di gatti e uomini: il perché di questo progetto

La fotografa Sabrina Boem in verità non aveva solo uno scopo. Da una parte c’era ovviamente il desiderio di sfatare il poco simpatico luogo comune che vuole che solo le donne sono gattare. Dall’altra parte, forse era davvero questo l’obiettivo, vi era la sfida di voler portare alla luce una situazione, quella dei gatti delle colonie e della strada. Di come poi tanti uomini decidono di aiutare i gatti a livello individuale, ospitandoli a casa propria fino a quando non riescono a trovare una famiglia tutta per loro. Oppure di come tanti uomini dedicano molto tempo nei gattili e nei rifugi come volontari per aiutare questi gattini bisognosi di cure, amore, cibo e coccole.

Insomma, “di gatti e uomini” e anche un omaggio allo splendido lavoro che svolgono tanti di questi uomini per cercare nel proprio piccolo quanto immenso gesto di offrire ai gattini una vita molto più dignitosa.

Tanti di questi uomini che sono stati coinvolti nel progetto hanno chiesto a Sabrina di scattare foto anche ai propri gatti domestici, cioè ritrarre il loro rapporto nell’intimità delle mura domestiche. Questi uomini hanno raccontato dei gatti delle loro vite, commuovendosi nel ricordare questi compagni di vita. Inutile dire che le sessioni di foto sono state per lei molto intense.

Molti scatti di Sabrina, come lei stessa svela, mostrano appunto questi uomini con il gatto in braccio. Una scelta stilistica? No. “E’ stata una decisione di queste persone: tutti volevano assolutamente essere ritratti in un momento che mostrasse l’affetto e il rapporto intimo che hanno con i loro amici pelosi.”

gatto pasta
Curiosità Sui Gatti

Gatto fa la pasta: perché e cosa vuol dire

posted by Claudia 0 comments

Senza dubbio tra le cose più curiose che fanno i gatti troviamo “la pasta” o “il pane”. Si tratta di quel movimento delle zampe che esegue il gatto su di noi, sui vestiti, il divano o un altro animale. Muove le zampe davanti in modo armonioso, tirando fuori le unghie. Nel frattempo di solito fa anche le fusa. E’ certamente un movimento difficile da spiegare, ma chiunque ha un micio in gatto sa perfettamente di cosa parlo.

Quando il gatto fa la pasta senza dubbio ci sta inviando un messaggio ed è molto piacevole. Tendiamo però a interpretarlo in molti modi differenti, anche se il più comune e diffuso è che si tratta di un gesto di affetto. Proprio per questo motivo oggi siamo qui ad approfondire il tema, per capire bene come, quando e perché il gatto fa la pasta.

Quando il gatto fa la pasta, cos’è questo gesto?

Esistono molti modi per definire questo movimento tipico del gatto. Il più comune è proprio “fare la pasta”. Però si può dire anche “fare il pane” oppure “fare il panettiere”. Almeno se restiamo ovviamente nei confini della lingua italiana. In inglese invece si dice “making bread” oppure “kneading” o ancora “making biscuits”.

Il nostro micio quando fa la pasta è bello concentrato. Muove le zampe in alternanza, dall’alto verso il basso e poi viceversa. Quando appoggia le zampette sulla superficie morbida (spesso la nostra pancia), ecco che tira fuori le unghie. Normalmente utilizza solo le zampe anteriori per impastare, anche se alcuni gatti le usano tutte e quattro (anche se non sempre). Il gatto tende a fare la pasta sul corpo del suo padrone, oppure su di un altro gatto, su di un cane, su una coperta, il cuscino, la cuccia, un peluche etc.

E il discorso delle unghie? Molti gatti fanno la pasta con le unghie, però non tutti. Dipende dal gatto e da come si abitua a “impastare”. Alcuni gatti le tengono fuori solo parzialmente, altri le tengono retratte, altri ancora invece le tengono del tutto fuori. Il problema quando si presenta l’ultimo caso è proprio che il gatto tende a rovinare gli oggetti e, se lo fa su di noi, a graffiarci. Quante volte però non lo fermiamo semplicemente perché ci sembra “tanto dolce” e allora soffriamo in silenzio? Bene, vediamo perché il gatto fa la pasta perciò

Il gatto che fa la pasta: quando e perché

Non esiste un solo “perché”. Partiamo dal principio infatti e vediamo che il gatto la prima volta che impasta è dopo essere nato e lo fa per stimolare la mammella della madre affinché fuoriesca il latte materno. In questo modo può iniziare ad assumere il suo primo pasto. Non solo, la mamma nello stesso momento inizia a impastare anche lei, o meglio, a simulare questo movimento, per rilasciare le endorfine.

Attenzione però, molti proprietari di gatti si domandano il perché il proprio micio adulto non impasta più. La verità è che non tutti i gatti lo fanno. E non c’è un motivo. Non è sinonimo di un problema o di una malattia.

Detto questo, vediamo perché i gatti che impastano, lo fanno:

  • Produce endorfine: il gatto quando fa la pasta produce endorfine. Grazie a questo movimento inizia a rilassarsi e a stare bene. Si nota che sta bene proprio perché tende a socchiudere o chiudere del tutto gli occhi, respirando lentamente. Spesso e volentieri il gatto si addormenta facendo la pasta.
  • Comportamento infantile: non perché è infantile, ma perché ricorda il momento piacevole in cui succhiava il latte dalla mamma.
  • Memoria ancestrale: i gatti selvatici impastavano il terreno per capire se era sicuro e comodo, così da assicurarsi di poterci dormire sopra in sicurezza
  • Marcatura olfattiva: quando impasta produce un feromone con le ghiandole dei cuscinetti. Quando impasta su di noi perciò, sta spargendo i suoi feromoni per marchiare il territorio e far capire così agli altri ipotetici gatti con cui potremo entrare in contatto che “siamo già di un gatto specifico”.
  • In prossimità del calore: in prossimità del calore alcune gatte iniziano a impastare. Anche se comunque non è l’unico segnale. La gatta in estro per esempio emette forti miagolii e si rotola, cerca di sedurre eventuali altri gatti in casa.

Non sempre però è un segnale positivo che il gatto fa la pasta. Se per esempio reputa l’ambiente dove vive troppo stressante, ecco che allora impasta più del dovuto ma solo per riuscire a rilassarsi e stare meglio. Perciò si, può essere un sintomo stesso dello stress!

Un altro tipo di problema può essere il gatto che impasta e allo stesso tempo succhia, ciuccia o morde. Se ciò accade, può esserci stato un problema a livello dello svezzamento.

gatto spaventato
Curiosità Sui Gatti

Gatto che soffia: significato e cosa fare

posted by Claudia 0 comments

Il gatto, secondo Konrad Lorenz, padre dell’etologia, è uno di quegli animali che riesce davvero  bene a esprimere il proprio umore. Questo bellissimo felino domestico infatti riesce a utilizzare una quantità di espressioni davvero vasta, comunicandoci così, in modo piuttosto inequivocabile, quelle che prova in un preciso momento. Per questo motivo oggi analizziamo cosa significa uno dei comportamenti più tipici, il gatto che soffia. 

Quando il gatto soffia, la cosa migliore da fare è lasciarlo in pace. Non è certo il caso di prenderlo in collo, oppure irritarlo di più. Non dimentichiamoci che tutti gli animali sono imprevedibili, l’essere umano in primis. Solo che a differenza di un’altra persona, non è possibile mettersi a tu per tu con il gatto e farsi spiegare cos’è che lo ha fatto arrabbiare. Meglio perciò lasciarlo sbollire da solo, fino a quando non si calma.

Gatto che soffia: di chi è?

Ovvio poi dipende tanto dal gatto. Cioè, se il gatto non è nostro ma è un gatto incontrato per strada, se nel tentativo di avvicinarlo per offrirgli coccole o cibo inizia a soffiare, sicuramente è spaventato e intimorito da esperienze passate poco piacevoli. Se proprio avete piacere a far amicizia con quello specifico gatto, magari perché gironzola spesso vicino a casa vostra, allora poco a poco potete cercare di conquistare la sua fiducia senza forzarlo.

Se invece è vostro il gatto che soffia, può darsi che qualche vostro comportamento non gli è andato particolarmente a genio. I nostri gatti è più raro che soffino infatti per sfiducia, ma piuttosto perché qualche cosa che facciamo li irrita. Per esempio toccarli quando dormono, spaventarli all’improvviso… se il gatto è vostro sicuramente sapete anche cos’è che lo infastidisce, perciò meglio prevenire e non farlo innervosire.

Cosa significa il gatto che soffia?

Tra i tanti modi di esprimere il suo (mal)umore, il gatto ha il soffio. Se non avete mai visto un gatto soffiare, capirete cosa intendo nel momento stesso che ne vedrete uno. Il gatto vi fissa in modo intenso, drizza la coda, gonfia il pelo e apre la bocca emettendo un verso in cui tira fuori l’aria senza però emettere nessun miagolio.

Quando il gatto soffia vuole invitarvi ad allontanarvi, perché vi dice senza tanti giri di parole che è nervoso. Perciò se volete che tutto torni al più presto come prima è senza dubbio una buona idea allontanarvi per un po’ e lasciarli in pace.

Fondamentalmente però sono due i motivi per cui un gatto soffia. Se lo fa senza apparente ragione è perché in verità vi sta minacciando lui, è aggressivo per scelta, magari per difendere se stesso o qualcosa (come i cuccioli o chissà, del cibo). Altre volte invece il gatto soffia come risposta a una minaccia.

Alcune volte poi è solo un avvertimento. Altre volte si tratta di una minaccia d’attacco vera e propria. Nel secondo caso non si limita a soffiare ma cambia anche in modo piuttosto evidente la sua postura, ecco che arcua la schiena “fa la gobba” in modo tale di attaccare “il nemico” e allontanarlo.

Di solito questo tipo di comportamento lo si vede nel gatto “adulto” di casa verso il nuovo arrivato, che sia adulto o un gattino. In questo caso il suo scopo è quello di allontanare il gatto nuovo per una questione territoriale.

C’è poi un secondo gesto che può essere associato al soffiare e in quel caso si che occorre allontanarsi immediatamente perché l’attacco è vicino. Cioè quando il gatto sputa. Significa che vuole che ci allontaniamo rapidamente.

Ricordatevi che il gatto quando decide di minacciare non si allontana, ma piuttosto soffia, passando poi a mordere o graffiare. Perciò non avete possibilità di uscire voi vincitori dalla discussione.

Diverso è il discorso quando il gatto soffia perché è impaurito e spaventato. Il gatto in questo caso si che soffia, però lo fa accucciandosi, si fa più piccolo. Soffia ripetutamente e dice perciò che si, in caso di necessità è disposto anche a difendersi. Però lo farà solo se è costretto. Se può anzi, cerca di prendere una via di fuga il più velocemente possibile.

Il gatto che soffia nel gioco

Esatto, il gatto può soffiare anche nel gioco. Questo perché simula la minaccia di attacco. E’ un tipico gioco di un cucciolo in verità, sta sperimentando questa sua arma. Può capitare infatti che nei primi mesi di vita assumano una serie di mosse e attuano una serie di comportamenti come appunto “fare la gobba” o “fare il ponte”, soffiare etc.

Cosa fare quando un gatto ci soffia

Ovviamente la cosa più intelligente da fare quando un gatto ci soffia è proprio quella di non avvicinarci e di non cercare il contatto fisico. Il tempo minimo di distanza consigliato è di mezz’ora, solitamente il tempo necessario affinché il gatto si tranquillizzi.

feromoni gatto
Cura dei Gatti

Feromoni del gatto: cosa sono e a cosa servono

posted by Claudia 0 comments

I feromoni del gatto sono un importante mezzo di comunicazione per il nostro amato felino. Per questo è importante imparare a conoscerli, così mentre lui raccoglie le informazioni che gli servono nell’ambiente che lo circonda, noi le raccogliamo su di lui imparando a conoscerlo un po’ meglio.

Per noi esseri umani non è certo facile comprendere il complesso meccanismo dei feromoni. Anche perché significa riuscire a comprendere anche come il gatto comunica.  In questo articolo analizziamo prima di tutto cosa sono i feromoni del gatto e a cosa servono, dopo vediamo invece cosa sono i feromoni che si trovano in commercio.

Cosa sono i feromoni del gatto

Quando si parla di feromoni del gatto si intendono quelle molecole che rilasciano e utilizzano per trasmettere i segnali chimici che modificano la fisiologica ma anche il comportamento di chi può percepirle. Si tratta di una forma di comunicazione usata non solo dai gatti e da altri mammiferi, ma anche in verità dagli insetti, dai rettili e dai pesci.

Non tutti però sono capaci di produrre i feromoni. Prendendo in considerazione esclusivamente i feromoni dei mammiferi, si nota che i carnivori sono animali che possiedono all’interno del loro corpo un numero di strutture decisamente più alto per poter produrre e rilasciare queste molecole.

Detta così potrebbe sembrare che la comunicazione avviene attraverso un odore particolare. In verità non è così. Non si tratta di molecole odorifere e infatti non possiedono nessun tipo di odore. Si tratta di particelle che vengono inalate e raggiungono il Sistema Limbico, cioè quella parte del cervello dove si originano le emozioni.

Come si trasmettono i feromoni?

Esistono in verità diversi metodi in cui un gatto può trasmettere feromoni. Può farlo nell’aria, può farlo rilasciandoli nel suolo, oppure anche nell’acqua oppure in altri tipi di supporti solidi.

I gatti esattamente come trasmettono i feromoni, sono ovviamente anche capaci di percepirli. E quando lo fanno, possiamo accorgercene dalla Flehemen, cioè un’espressione tipica che assumono molti animali quando ciò accade. E’ un tipo di espressione necessaria al gatto per poter appunto assumere bene le molecole e farle arrivare fino al sistema limbico. In questo modo, possono ottenere il messaggio trasportato dai feromoni.

Il numero di feromoni in verità è davvero elevato e al momento, nonostante gli studi effettuati a riguardo, non sono nemmeno stati individuati tutti quanti.

Dove produce i feromoni il gatto?

Il gatto produce i feromoni in diverse parti del corpo. A produrli però sono delle specifiche ghiandole. Le più importanti comunque sono quelle presenti nelle guance, sul mento, sulle zampe e nella parte sotto la coda.

Ecco spiegato perché il gatto quando desidera depositare i feromoni, fa mosse particolari. Come quando strofina la sua testina sopra le tue gambe, il tuo viso o un qualsiasi oggetto di casa. Quando gratta o graffia qualcosa, quando da colpetti con la testa o si fa le unghie. Anche quando “fa il pane” emette feromoni.

I feromoni facciali del gatto in particolar modo si suddividono in tre frazioni. E sono:

  • F2: questi feromoni sono legati alla riproduzione e sono emessi con la marcatura urinaria.
  • F3: sono i feromoni che il gatto lascia sugli oggetti e gli ambienti a lui familiari.
  • F4: sono i feromoni che il gatto emette sui membri della famiglia

Per il gatto depositare i feromoni è fondamentale, così come poterli “annusare” dopo. Se infatti vengono eliminati completamente i suoi feromoni dall’ambiente, il gatto può restarne destabilizzato. Ecco che piuttosto presto si metterà all’opera per riuscire a segnarli più in profondità, magari proprio per evitare che capiti di nuovo che vengano rimossi.

Ovviamente non mancano in commercio anche i feromoni sintetici, in modo tale da evitare che il gatto marchi il territorio con la sua urina, oppure facendosi le unghie su porte e divani. Non è detto che funzionano completamente, in ogni caso dovete sapere che in commercio esistano sia l’F3 che l’F4.

avvelenamento gatto
Cura dei Gatti

Avvelenamento gatto: sintomi e cosa fare

posted by Claudia 0 comments

Quando si parla di avvelenamento dei gatti è fondamentale come prima cosa rivolgersi immediatamente al proprio veterinario di fiducia. E’ un tema infatti molto delicato e grave allo stesso tempo. Un avvelenamento infatti può comportare la morte stessa del gatto o comunque provocare danni gravi nel corpo del micio.

Il gatto come sappiamo bene è un animale dalla natura molto curiosa. E’ più corretto dire “troppo” curiosa. Tant’è che spesso l’avvelenamento del gatto avviene nell’ambiente domestico perché ingerisce sostanze tossiche lasciate inavvertitamente alla portata di zampa dal suo padrone. Altre volte invece può essere di natura dolosa, come per esempio un vicino di casa che non tollera troppo che il nostro gatto vada a fare bisogni nel suo giardino e decide di passare a un atto che, è bene saperlo, è considerato un reato penale.

Purtroppo non mancano infatti le persone che, anche senza motivo (tralasciando il fatto che nessun motivo è valido per cercare di uccidere un altro essere vivente), inizia a spargere per una strada bocconi avvelenati.

Sintomi dell’avvelenamento del gatto

Non tutti i tipi di avvelenamento sono uguali. Perciò in base al tipo di sostanza ingerita, possono manifestarsi sintomi differenti tra di loro. Come dicevamo però, l’avvelenamento del gatto è un problema serio e in alcuni casi può portare alla morte stessa del micio ancor prima che ti rendi conto dei sintomi.

Se invece l’avvelenamento non porta alla morte in tempi rapidi o è più che altro un’intossicazione non troppo grave, ecco che il gatto potrebbe iniziare ad avere sintomi come la diarrea, il vomito, la salivazione abbondante e, in caso di avvelenamenti forti anche convulsioni per poi arrivare alla morte.

La morte sopraggiunge in base a quanto è grave il tipo di avvelenamento, la sostanza assunta, la dose, i tempi di esposizione al veleno stesso. Inoltre, la cura è tanto più efficace quanto tempestivamente il padrone si rende conto della situazione.

Cosa fare quando il gatto è stato avvelenato

Se il vostro gatto o un gatto che avete trovato ha i classici sintomi di avvelenamento, oppure sospettate che si sia avvelenato ingerendo inavvertitamente una sostanza tossica, la cosa che dovete fare è portarlo immediatamente dal veterinario. I rimedi fai da te in questi casi dovrebbero infatti essere evitati, perché probabilmente non funzionano.

Per esempio vi è la credenza giusta ma troppo generalizzata che facendo vomitare il gatto, si fa sempre bene. In alcuni casi è vero perché in questo modo il gatto espelle prima la sostanza. Altre volte invece, in base al tipo di sostanza ingerita, potrebbe essere che il vomito fa estendere i danni. Di conseguenza non va indotto il vomito. Per muoversi nella direzione giusta non solo dovremo sapere quale tipo di sostanza ha ingerito l’animale, ma anche qual è la strada giusta da intraprendere.

Per le sostanze corrosive per esempio è bene non indurre il vomito, ma piuttosto far si che la concentrazione tossica sia inferiore e perciò meno lesiva per l’animale. Un buon rimedio sembra essere diluire in un po’ d’acqua dell’albume.

Anche il latte spesso viene consigliata una soluzione di primo soccorso sempre valida, in verità non è così. Non è adatto per esempio per i veleni liposolubili perché ne aumenterebbe l’assorbimento da parte del corpo.

Proprio per evitare qualsiasi tipo di errore che potrebbe solo peggiorare la condizione del vostro micio, è bene contattare immediatamente il veterinario. In modo che sia lui a dirci cosa fare.

Intossicazione del gatto: i veleni con cui entra più spesso in contatto

Esistono diverse sostanze velenose per i gatti e agiscono sull’organismo dell’animale in modo diverso. Vediamo le principali.

Topicidi: sono le sostanze velenose utilizzate per uccidere i tipo. Alcune volte questi tipi di veleni manifestano la loro azione anche a distanza. I sintomi con questa sostanza possono essere diversi. Per esempio si può parlare di convulsioni, aritmie, tremori muscolari, emorragie polmonari, intestinali o gastriche. Oppure l’insufficienza renale.

Permetrina: è un insetticida che causa nel gatto disturbi di natura nervosa, respiratoria o gastrica. Uno dei primi sintomi che si può riscontrare è appunto la scialorrea. Questo tipo di problema spesso si presenza quando il padrone utilizza per errore o per incoscienza l’antiparassitario del cane sul gatto. Il veterinario può cercare di salvare la vita al gatto per esempio procedendo con una lavanda gastrica, oppure somministrando alcuni farmaci che vanno a ridurre l’assorbimento della sostanza tossica.

Paracetamolo: si, il paracetamolo che assumiamo noi, può far rischiare la vita del vostro gatto. Anche piccole dosi di paracetamolo possono indurre il gatto in una difficoltà respiratoria, in una condizione di cianosi, di ittero o di coma.

gatto
Cura dei Gatti

Depressione felina: sintomi e cosa fare

posted by Claudia 0 comments

Può un gatto essere depresso? La risposta è si ed è importante riconoscere questo grave problema del gatto attraverso la giusta osservazione dei sintomi. La depressione felina esiste ed è scatenata da una causa bel precisa, la noia di vivere in un ambiente poco stimolante. Il gatto infatti a differenza del cane non soffre di solitudine, non ha necessariamente bisogno di un altro gatto perché essendo un animale solitario, non cerca la compagnia dei suoi simili. Bisogna però analizzare sempre il contesto.

Il gatto può vivere serenamente solo a contatto con i suoi umani, purché questi possano offrire al proprio animale il giusto tempo e una serie di distrazioni che consentono al gatto di non annoiarsi quando per esempio sono via per lavoro. Altrimenti, può essere una buona idea prendere un secondo micio (nella speranza comunque che i due vadano d’accordo e vogliano giocare tra di loro) in modo tale che in due possano avere i giusti stimoli per non annoiarsi.

Depressione felina: quali sono le cause

Perché un gatto, dall’essere socievole ed espansivo, diventa improvvisamente triste e depresso? Quali sono le cause che portano il gatto a vivere questa condizione? Se l’ambiente poco stimolante è la causa principale, ciò non significa che è l’unico. Per questo motivo oggi analizziamo tutti i motivi per cui un gatto può iniziare a soffrire di depressione.

L’ambiente prima di tutto può essere ipostimolante. Può per esempio dipendere dal fatto che il gatto non può accedere all’ambiente esterno e nemmeno vederlo. Oppure il gattino non ha delle ciotole di cibo e nemmeno di acqua tutte sue, la lettiera è sempre sporca, oppure ogni giorno sono costretti a mangiare sempre lo stesso tipo di cibo. Sono tutte cose che tolgono gli stimoli necessari al gatto. Anche il fatto che il padrone sia sempre fuori casa oppure non si occupi di lui giocando è un punto a sfavore.

Il gatto può iniziare a soffrire di depressione felina quando cambia casa. Non tanto per il cambio in sé, al quale semplicemente gli occorrerà del tempo per adattarsi, quanto piuttosto a una casa differente e che gli impedisce di fare le cose le cose che faceva prima. Per esempio un gatto abituato a stare sempre in giardino oppure sul balcone, soffrirà parecchio il fatto di non avere più a disposizione uno spazio all’aperto.

La depressione felina spesso dipende dal fatto che i vecchi proprietari non possono più occuparsi del micio e allora lo lasciano a una famiglia nuova. Molti gatti a dispetto di quello che si dice sono particolarmente attaccati ai padroni e non vivono bene la separazione con la famiglia. Così come alcuni gatti non tollerano tanto bene per esempio l’arrivo di un’altra persona in casa, che sia ospite o convivente.

Alcune volte invece il proprietario pensa di fare cosa giusta adottando un nuovo animale, invece ecco che il gatto non tollera affatto l’arrivo de nuovo gatto e inizia la depressione.

Come riconoscere la depressione felina: i sintomi

Quando si ha un animale domestico in casa significa prendersi la responsabilità di tutte le esigenze dell’animale, analizzare quelli che sono i suoi bisogni e i problemi che possono sorgere. Ecco che la prima cosa importante da fare è analizzare gli eventuali sintomi.

La depressione felina si riconosce prima di tutto da una condizione di apatia. Inizia a non avere interesse per ciò che accade intorno a lui, niente lo riesce a stimolare più. Inizia a stare troppo tempo fermo e i suoi consueti momenti di attività fisica (le classiche corse per casa come un pazzo, per intenderci), iniziano a essere rare o completamente assenti.

Non vedi quasi mai il gatto, tende a nascondersi continuamente. Non vuole giocare, con te, cerca di evitare il più possibile il contatto fisico con il suo padrone, non fa più le fusa ed evita di strusciare il proprio corpo con quello del padrone. Se si cerca di toccarlo, ecco che se ne va irritato. Il gatto potrebbe anche iniziare a piangere ed è un altro fattore da non prendere assolutamente alla leggera.

Infine, un gatto depresso può anche iniziare a soffrire di inappetenza. Evita di mangiare il più possibile e quando lo fa, è solo per istinto di sopravvivenza e non per vero e proprio appetito.

zampa gatto
Cura dei Gatti

Cuscinetti del gatto: cosa sono, a cosa servono e patologie

posted by Claudia 0 comments

cuscinetti del gatto, noti anche come gommini, sono senza dubbio tra le parti del corpo più amate dai padroni. Morbidi, belli e colorati. E’ inevitabile toccare i cuscinetti, stringerli o perché no, sbaciucchiarli. Ma vi siete mai soffermati a pensare cosa sono i cuscinetti dei gatti, a cosa servono e quali sono le patologie o le problematiche che potrebbero colpirli?

Sappiamo bene che nel tentativo di toccare i cuscinetti che hanno, i gatti subito ritirano la zampina infastiditi. Se noi siamo attratti in modo irresistibile dai gommini, i gatti amano invece essere disturbati in questa parte del corpo tanto sensibile. Entriamo subito nel dettaglio e scopriamo cosa sono e come sono formati.

Come sono fatti i cuscinetti dei gatti?

I cuscinetti che i gatti hanno nella parte bassa della zampa sono noti come gommini e sono formati da un accumulo di grasso e pelle. Si trovano in corrispondenza delle dita. Per ogni zampa troviamo 5 cuscinetti, quattro ovali e uno situato nella zona centrale che è di forma triangolare. Quest’ultimo rappresenta il palmo.

All’interno dei gommini troviamo tantissimi recettori nervosi. Ecco perché i gatti non apprezzano che tocchiamo questa zona. E’ per loro sensibilissima e un lungo contatto rappresenta per il felino decisamente molesto.

Questa grande sensibilità locale la si nota anche in un altro contesto, cioè quando il gatto per esempio non ama la lettiera di sassini ma preferisce una sabbietta finissima. Il silicio a molti gatti non da affatto una bella sensazione e per molti risulta un piccolo trauma ogni volta che devono andare a fare i propri bisogni.

Gommini dei gatti: qual è la loro funzionalità

Si, se i gommini dei gatti sono li, c’è un perché. Anzi, la funzione dei cuscinetti in verità è importantissima. Il primo vero scopo è quello di ammortizzare durante tutte le loro camminate o corse, tanto in casa quanto fuori all’aria aperta. Solo il cuscinetto situato più alto nella zampa, cioè quello carpale, ha lo scopo di “frenare”: Il gatto utilizza questo cuscinetto solo in due casi perciò. Uno quando sta scivolando e uno invece quando salta.

I cuscinetti rappresentano parte fondamentale dell’esperienza tattile del gatto. Per loro rappresentano un organo di senso a tutti gli effetti. Attraverso di loro percepiscono anche le vibrazioni del terreno e perciò, se prendiamo in esempio un gatto che caccia, anche come si muove la sua preda.

Un altro scopo dei cuscinetti è quello di rendere il passo del gatto felpato. Gli agguati dei nostri gatti sono memorabili, questo perché effettivamente non li sentiamo arrivare. Noi con il nostro udito non possiamo percepire l’arrivo di un gatto se non ha interesse a farsi sentire.

Gli scopi dei cuscinetti dei gatti in verità non finiscono qui. Un gatto infatti suda dai gommini, in modo da regolare sempre la temperatura corporea. Inoltre è da qui che il gatto emette i feromoni, esprimendo così le sue emozioni a tutti. Emana feromoni quando ha paura per esempio. Basta pensare a quando il gatto viene portato dal veterinario e sul lettino dopo lascia le impronte umide dei polpastrelli.

Patologie e problemi dei cuscinetti, ecco quali sono

Essendo i cuscinetti dei gatti particolarmente sensibili, è facile per esempio che quando cammina su un terreno poco stabile e al quale non è abituato, inizi a sentire fastidio. Alcune volte però potrebbe anche essere ferito da oggetti appuntiti, potrebbe ustionarsi oppure riportare calli e ferite di vario tipo.

I cuscinetti del gatto sono molto sensibili, e nonostante sia la parte del corpo che poggiano a terra, sono molto delicati, specie quando il terreno su cui camminano cambia dal pavimento della cucina a, magari, un sentiero di sassolini, ed il gatto non è abituato. Ci possono essere ustioni ai cuscinetti, calli, ferite a causa di oggetti appuntiti, e così via. Queste non sono malattie, ma problematiche che possono presentarsi.

Un problema dei cuscinetti che non tutti conoscono è il pododermatite plasmacellulare e interessa solo i cuscinetti plantari. Il cuscinetto può iniziare a tumefarsi, rammollirsi e in alcuni casi può anche far male. Si nota che il cuscinetto è colpito da uno stato di ipercheratosi, condizione non troppo comune e non è ben chiara quale può essere la causa. Alcune volete il problema regredisce da solo, altre volte invece no e deve essere trattato dal medico. Spesso però si manifesta nei gatti che soffrono di HIV felina.

Occorre prestare poi attenzione ai cuscinetti dei gatti per assicurarsi che non si gonfino, anche in questo caso serve rivolgersi al veterinario per capire meglio qual è la situazione e se c’è un problema alla base.

diario di un cinico gatto
Libri, Film e Canzoni sui gatti

Diario di un cinico gatto, recensione e chi è Daniele Palmieri

posted by Claudia 0 comments

Diario di un cinico gatto è il libro di Daniele Palmieri, pubblicato nel 2015.Autore anche di Viaggio di un cinico gatto. Sono nati come libri auto prodotti ma, grazie al loro successo, ecco che la casa editrice Salani ha deciso di pubblicarli come unico volume.

E’ un libro interessante, raccontato dal punto di vista di un gatto. Un giorno inizia a raccontare la sua vita all’interno del diario, di come è vivere con i suoi due “stupidi umani” e di come se la passa in giro per il parco oppure quando va nella casa del vicino.

E’ un libro ironico, che porta a spostare la consapevolezza su come vive e vede un gatto, il quale si ritiene superiore rispetto alle persone con cui vive. Una serie di divertenti aneddoti su come riesce a scampare pericoli, come si fa nuovi amici e in generale, come riesce a “dominare” e rendere allo stesso tempo migliore la vita dei suoi padroni.

L’idea dell’autore, ecco come nasce Diario di un cinico gatto

L’autore ha avuto come musa un gatto, cioè un gatto nero. Si è messo nei panni del felino immaginandosi che raccontasse la sua vita. E l’autore non ha fatto altro che trascrivere le sue paure, osservando la  sua vita.

Un libro dolce, che ispira e che fa ridere insomma. Soprattutto perché una delle frasi più ricorrenti nel testo è “stupidi umani”. Il gatto protagonista è un po’ irriverente, però in un certo senso i suoi pensieri sono proprio quelli che ci aspettiamo da un gatto. Cioè che ci ritiene inferiori, che non ci percepisce come padroni ma piuttosto come conviventi, persone con le quali condivide lo stesso tetto. Ma è sempre lui a restare il padrone e noi, non possiamo far altro che servirlo.

Il protagonista però non è un gatto reale, cioè non si è ispirato nello specifico a un gatto. L’autore dice che “probabilmente in un altro universo è realmente esistito”. Oppure spiega che magari in un’altra vita è stato lui stesso un gatto.

L’autore però ha un gatto, un piccolo che ha deciso di salvare da una cucciolata e che gli è arrivato quando aveva tre mesi. Nel giro di poco spiega come il suo gatto è riuscito a prendere il controllo della casa e pure del cane, esattamente come è successo nel libro.

Un gatto senza nome

Una cosa che colpisce sin da subito durante la lettura del libro è che il gatto non ha un nome. L’autore ha spiegato che si tratta di un particolare pensato e voluto. Il gatto quando fa conoscenza e deve presentarsi non dice mai il suo nome.

Da una parte l’autore voleva che questo gatto rappresentasse tutti quanti i gatti. E’ un po’ come un’icona, un gatto che appunto non esiste ma può essere qualsiasi gatto del mondo. Si tratta di un archetipo, in modo tale che qualsiasi lettore potesse immaginarsi appunto che il protagonista del testo è il proprio felino. O meglio, il felino che lo governa e lo tollera.

C’è poi un’interessante storia molto bella. Quella secondo cui il gatto ha tre nomi. Il primo è quello che i suoi “stupidi umani” gli hanno dato. Però il gatto non ama essere chiamato così perché lo percepisce come un’imposizione. Il secondo nome è quello con cui lo conoscono gli altri gatti e infine, c’è il suo nome segreto che non rivela mai a nessuno.

Infine c’è un altro motivo per cui ha deciso di non chiamare con un nome specifico il gatto. E questa è che un nome è importante, sbagliare a chiamare il protagonista può infatti compromettere la riuscita del romanzo stesso.

Pubblicazione di “diario di un cinico gatto”, ecco la sua storia

Daniele Palmieri racconta quello che è stato il percorso per riuscire a pubblicare il suo libro. Spiega che nasce come auto pubblicazione, iniziò perciò a promuoverlo da solo in vari modi. Un po’ attraverso Facebook, un po’ organizzando incontri di beneficienza per i gatti. Il tutto ha avuto un buon riscontro.

Anche il suo secondo libro, “viaggio di un cinico gatto”, ha ottenuto un buon successo. Li vendeva anche attraverso Amazon ed ecco che, grazie al riscontro positivo da parte del pubblico, sono rimasti a lungo in classifica sulla piattaforma. Fino a quando non è stato contattato dall’editor Salani per poter realizzare una nuova edizione del testo dove sono inclusi i due volumi.

Dove acquistare Diario di un cinico gatto

Questo libro è possibile acquistarlo non solo su Amazon, ma anche su qualsiasi altro store online. Oggi si può trovare anche in tutte le librerie. Chi vive a Milano può anche decidere di comprarlo direttamente nella Libreria Esoterica di Milano dove Daniele lavora.

Senza dubbio è una lettura da non perdersi se si è amanti dei gatti (e noi certamente lo siamo!), perché ci racconta non solo la vita di un gatto, ma anche come l’animale percepisce la convivenza con noi, i suoi “stupidi umani”.

organi interni gatto
Cura dei Gatti

Organi del gatto: la guida passo per passo

posted by Claudia 0 comments

Quali sono gli organi del gatto? O meglio, quali sono le caratteristiche degli apparati che formano il suo corpo? Da quello riproduttivo a quello cardiovascolare, oggi vogliamo fornirvi una guida semplice ma comunque esaustiva su questo tema. Se siete amante dei gatti e magari convivete con alcuni di questi splendidi felini, dovreste appunto conoscere meglio la loro anatomia.

Ovviamente essendo il gatto un mammifero, la sua struttura anatomica è molto simile a tutti gli altri. Essendo però un piccolo carnivoro, ecco che presenta alcune differenze. Specialmente perché alcuni dei suoi organi dimostrano proprio quando la caccia e l’alimentazione a base di carne sia fondamentale per il suo benessere.

Come è fatto un gatto?

Prima di entrare nel merito appunto degli organi interni del gatto e il funzionamento dei vari apparati, vediamo alcuni dati necessari su questo splendido animale. Ovviamente si tratta di uno schema generico. Non dimentichiamoci che i gatti, seppur tutti simili tra di loro, si differenziano molto in base alle razze.

  • Dimensioni del gatto: normalmente si va da 46 a 51 cm.
  • Lunghezza della coda: tra i 20 e i 25 cm
  • Peso: tra i 2,5 e i 6 kg
  • Temperatura corporea: tra i 38 e i 39,2 gradi
  • Respirazione: Tra i 15 e i 25 respiri ogni minuto
  • Frequenza cardiaca: tra i 110 e i 140 battiti al minuto
  • Gruppo sanguigno: A, B o AB. Il più comune nei gatti è il gruppo sanguigno A
  • Vita media: 15/20 anni

Passiamo adesso all’anatomia interna del gatto, passando da un apparato all’altro. In questo modo potete capire un po’ meglio come funziona il corpo del vostro micio ed eventualmente, quali sono le sue necessità!

Apparato digerente

L’apparato digerente del gatto è decisamente differente dal nostro. Questo perché è un animale esclusivamente carnivoro. Questo paragrafo vi aiuta a capire quanto è importante l’alimentazione del vostro gatto affinché il processo digestivo funzioni bene.

L’apparato digerente inizia con i la bocca e i denti. Sappiamo che i denti di un gatto sono fatti per strappare la carne visto che mastica poco il cibo. Anche la sua saliva è diversa, serve solo da lubrificante perché non contiene come la nostra gli enzimi digestivi.

L’esofago serve solo come punto di passaggio del cibo per il cardias e dopo verso lo stomaco. Ha una capienza di circa 300 ml. E’ nel cardias che il cibo viene aggredito dagli acidi che trasforma il cibo in massa fluida.

Il gatto ha l’intestino tenue tipico di un carnivoro. E’ infatti molto breve, si parla di 2 metri circa. L’intestino crasso invece è di 20-40 cm. Questo perché la carne deve passare rapidamente e non putrefarsi. Inoltre è piuttosto veloce la digestione di un gatto, si parla di circa 12 ore, a differenza di un onnivoro che per digerire impiega tra le 30 ore e i 5 giorni.

Apparato respiratorio

L’apparato respiratorio del gatto è simile al nostro. Si suddivide in vie aeree superiori e inferiori. L’aria entra dalle narici, passa per la laringe e prosegue nella trachea. Arriva nei bronchi, poi nei bronchioli e infine nei polmoni.

Il gatto ha una frequenza respiratoria di circa 20 o 30 atti respiratori al minuto. Varia però in base ad alcune condizioni come per esempio l’età del gatto, l’attività fisica, la digestione e le eventuali condizioni climatiche.

Sistema nervoso

Ha un sistema nervoso simile al nostro. Composto da un cervelletto che controlla il movimento, l’equilibrio e la postura. Inutile dire che nel gatto è molto più sviluppato. Basta vedere come si muove, come cade e come si arrampica.

La corteccia cerebrale invece controlla il movimento volontario, riceve gli impulsi dei recettori sensoriali etc. Nel gatto vediamo come gli stimoli esterni sono fondamentali per la sua crescita, così come l’osservazione e la seguente imitazione degli stessi.

C’è poi il sistema limbico, che è sede delle emozioni e degli istinti. Infine l’ipotalamo, che regola il ciclo sonno-veglia e gli stimoli quali fame e sete.

Apparato urinario del gatto

L’apparato urinario di un gatto ha lo stesso scopo del nostro ed è molto simile. I reni rappresentano uno dei pochi organi deputati allo smaltimento delle tossine e delle sostanze inutilizzabili. Tra questi troviamo i polmoni, i reni, la pelle e l’intestino.

L’urina arriva ai reni, passa poi alla vescica attraverso gli ureteri (i due tubicini che consentono appunto il passaggio) e infine ecco che l’urina viene espulsa con l’uretra. L’uretra nella femmina serve solo per l’urina, nel maschio anche per il liquido seminale.

Apparato cardiocircolatorio

L’apparato cardiocircolatorio è governato dal cuore, circondato dal pericardio e internamente rivestito dall’endocardio. Batte circa 120, 150 volte al minuto e si trova tra la quarta e la settima costa. Il sangue da qui viene mandato ai polmoni, così che possano ossigenarsi. Dopo il sangue torna al cuore.

anatomia del gatto
Curiosità Sui Gatti

Scheletro e ossa del gatto: ecco le caratteristiche uniche

posted by Claudia 0 comments

Come è fatto lo scheletro del gatto? Quante ossa ha nel corpo e come sono suddivise? All’interno di questo articolo andiamo ad analizzare questo tema, in modo da avere un po’ più chiaro come sono fatti i nostri amici felici.

Il gatto possiede uno scheletro con circa 280 ossa. Non si può definire un numero preciso perché il gatto ha le ossa anche nella cosa e alcune razze ne hanno di più rispetto ad altre (dipende dalla lunghezza). Vediamo perciò come sono suddivise le ossa del gatto e quali sono le caratteristiche uniche del cranio, della dentatura, delle vertebre, del tronco e della coda.

Ossa del gatto: la suddivisione

Come ogni mammifero, anche il gatto vede le sue ossa suddivise in gruppi. Vediamole velocemente prima di passare agli approfondimenti nei paragrafi successivi.

  • Ossa del cranio: cranio, mandibola e denti
  • Vertebre: 7 vertebre cervicali, 13 vertebre toraciche (una in più degli esseri umani), 7 vertebre lombari (due in più degli umani), 3 vertebre sacrali (due meno degli umani)
  • Coda: 23 ossa
  • Costole: 13 ossa
  • Zampe anteriori: 41 ossa
  • Zampe posteriori: 39 ossa

Per quanto riguarda invece le articolazioni del fatto, ne possiede tre tipologie differenti. Ci sono le articolazioni fibrose che non sono flessibili (es: quella della della mandibola) e per questo possono rompersi facilmente. Le articolazioni cartilaginee invece, sono molto più flessibili nel gatto se lo paragoniamo ad altre specie, sono infatti dure però flessibili. Infine ci sono le articolazioni sinoviali, e si trovano nelle zampe. Grazie a loro il gatto ha una grande capacità di movimento. Infine ci sono i legamenti che chiaramente sono presenti in tutte quante le articolazioni e giocano un ruolo fondamentale per quanto riguarda la stabilità.

Anatomia della testa del gatto

Il cranio del gatto può cambiare in modo significativo in base alla razza. Basta pensare al Maine Coon, che ha la testa dalla forma quadrata, e il Certosino, che invece la ha rotonda. Ciò che hanno in comune i gatti è l’osso frontale piuttosto corto, con delle fosse orbitali che invece sono ampie. Nel cranio si trova poi molto spazio per i denti la mandibola, tipici di quelli dei carnivori. La mandibola si muove solo in verticale ed ha una grande forza. Ed è proprio nel cranio che è presente l’osso ioide, quello che permette al gatto di fare le tanto adorabili fusa. 

Fondamentale nel gatto è la dentatura. L’ultimo premolare superiore e quello inferiore permettono al felino di strappare la carne. Quando è adulto il gatto ha 30 denti.

Anatomia del tronco e della coda

Il gatto ha vertebre molto flessibili. Basta pensare a quando inarca la schiena facendo la così detta “gobba”. Oppure quando lo si vede pulirsi ruotando la parte anteriore del corpo di 180°. A un gatto non si può certo dire che manca l’agilità e la flessibilità. La prima vertebra cervicale si attacca saldamente al cranio. La colonna vertebrale invece finisce con la coda, all’interno della quale vi sono diverse ossa piccole e flessibili.

La stessa flessibilità viene condivisa anche da tutto il torace in verità. Basta pensare a quando il gatto riesce a passare da fessure tanto strette che ci fanno dubitare che possa riuscirci davvero. L’unico limite che il gatto ha nel passare da una determinata fessura è proprio la testa, che non si adatta. Per esempio ci sono 9 costole che sono collegate allo sterno, mentre altre 4 si muovono liberamente.

Anatomia delle zampe del gatto

Il gatto è dotato di una discreta velocità in corsa. Questo è dovuto anche alle spalle che si muovono in modo indipendente. Dal nostro punto di vista potremo pensare che una limitazione del gatto è non poter muovere gli arti lateralmente, ma per il piccolo felino questo non è affatto un problema.

Guardando bene le zampe posteriori notiamo che sono più lunghe di quelle anteriori. Le prime sono composte da 39 ossa, le seconde da 41 ossa.

Nelle zampe posteriori i gatti possiedono ben 5 dita. Nelle zampe posteriori invece solo 4. Solo in caso di anomalia genetica un gatto può arrivare ad avere più di 18 dita in totale. Si parla infatti di polidattilia e colpisce soprattutto le zampe posteriori. Alcuni gatti arrivano ad avere ben 7 dita per zampa.

Tutto il peso del gatto in verità poggia esclusivamente sulle dita e non sull’intero piede. Gli artigli invece sono piatti lateralmente e ricurvi. Quando li retratta, ecco che si collocano nel loro specifico posto, cioè all’interno di una guaina. Gli artigli però non sono ossa. Sono formati esternamente da cheratina e dentro da un vello ungueale contenente vasi sanguigni. Se viene tagliata infatti, provoca dolore al gatto.

Come ben sappiamo poi, sotto le zampette del gatto ci sono i cuscinetti, noti anche come “gommini”. Sono membrane elastiche, presenti una per ogni dito. Però in totale ne hanno 7 sulle zampe anteriori e 5 sulle zampe posteriori.

origini del gatto
Curiosità Sui Gatti

Storia e origini del gatto: tutto quello che c’è da sapere

posted by Claudia 0 comments

Il gatto è, insieme al cane, l’animale domestico per eccellenza. Se in casa hai uno o più gatti, sono sicura che ti è venuta la curiosità di approfondire un po’ quella che è la sua storia e le sue origini. Oggi infatti tutti sappiamo bene che il gatto era un animale venerato in Egitto ed era considerato alla stregua di una divinità. Però le cose da sapere su questo bellissimo animale non finiscono qui.

Ecco perché oggi vogliamo assolutamente affrontando questo argomento, per approfondire insieme le origini del gatto. Ti avviso già che hanno una storia piuttosto antica e le sue origini si perdono nei tempi.

Le origini del gatto, cosa c’è da sapere sul felino domestico

Probabilmente sei amante dei gatti quanto me. Prima di avere gatti in casa è difficile comprendere quanto affetto possono darti questi piccoli felini. Tanto diversi dai cani, ma non per questo meno affettuosi e di compagnia, seppur a modo loro. Per molte persone avere un catto in casa è un bel vantaggio perché è più indipendente e si adatta bene alla convivenza con altri animali. Oggi però, non voglio concentrarmi sugli aspetti pratici di vivere con un gatto, quanto piuttosto su quelle che sono le sue origini storiche. 

La prima cosa che devi sapere è che i gatti hanno un numero di razze decisamente inferiore rispetto ai cani. Inoltre, le differenze genetiche da un gatto all’altro, sono davvero poche. Tutti i gatti si trovano sotto il nome scientifico di Felis Silvestris Catus. Per quanto riguarda invece il suo nome comune deriva da gattus in latino medievale e da cattus in latino tardo.

Il gatto, antenato del felino preistorico

Il gatto è l’antenato del felino preistorico. Pensa che sappiamo della sua prima comparsa oltre 50 milioni di anni fa, cioè prima ancora che si presentassero i primi ominidi. Il felino preistorico oggi viene chiamato come Miacis. Ovviamente il Miacis oggi è estinto e si è evoluto poi nella famiglia dei Felidi, a cui appartiene il gatto che conosciamo oggi e che tanto amiamo.

Il Miacis però non è stato certo l’unico e ultimo gatto preistorico. Non dimentichiamoci per esempio del Pseudailurus e dell’Acinonyx. Si tratta di due felini che discendono dalla tigre preistorica però sono simili ai gatti. Si parla comunque di circa 18 milioni di anni fa. Pensiamoli come un mix tra una tigre e un gatto. Erano infatti più grandi di un gatto domestico e con una dentatura decisamente più robusta. Il cervello però, stando a quanto oggi ci dicono gli studiosi, era più piccolo.

Proseguendo un po’ nella linea temporale, troviamo a circa 10 milioni di anni fa, i gatti preistorici come il Martelli, il gatto di Pallas e quello Dinictis.

Felis Silvestris, l’anno della sua comparsa

Veniamo adesso alla specie da cui derivano i nostri gatti domestici. Il felis silvestris. La loro presenza si stabilisce tra i 900.000 e i 600.000 anni fa. Le dimensioni di questo felino erano già decisamente più ridotte ed era diffuso un po’ in tutta Europa, Asia e Africa. In base al continente ha assunto caratteristiche diverse.  Perciò possiamo dire che in tutto sono cinque le sottospecie riconosciute del gatto selvatico.

  1. Gatto selvatico asiatico (Felis silvestris ornata): è considerato il più antico. Caratterizzato da un bel pelo maculato e dalla sua corporatura snella. Il suo habitat preferito era la steppa e le zone palustri. Non può vivere invece nelle zone fredde. Da lui derivano alcune razze asiatiche moderne come il gatto siamese e il gatto persiano.
  2. Gatto selvatico europeo (Felis silvestris silvestris): è noto per essere un gatto bello robusto, con un mantello folto per poter sopportare bene i cambi climatici. Riesce ad adattarsi bene anche ai climi più rigidi. Il suo habitat preferito invece è il bosco.
  3. Gatto selvatico africano (Felis silvestris lybica): è un bel gatto dalle orecchie piuttosto grandi e un po’ sproporzionate rispetto alla testa. La sua coda è lunga, il suo corpo è caratterizzato da una figura slanciata e piccola. Ha invece un pelo variegato. Il suo carattere è decisamente migliore rispetto per esempio ai gatti selvatici e infatti socializza meglio con l’essere umano. E’ da lui che nasce infatti il contatto con la cultura egizia e il loro amore verso queste splendide creature.

Gli altri due sono il Gatto selvatico sudafricano (Felis silvestris cafra) e il Gatto del deserto della Cina (Felis Silvestris Bieti)

Gatto comune domestico, cosa c’è da sapere

Concludiamo questo articolo sulla storia e le origini del gatto guardando ora al gatto comune domestico. Ha origine dal Felis Silvestris Lybica. Si pensa che molti di questi esemplari furono portati dalla Mezzaluna fertile in Europa, così da poter salvaguardare le merci dall’infestazione dei topi, la quale rappresentava un problema non di poco conto.

In poco tempo iniziò a svilupparsi in tutto il vecchio continente e iniziò a essere noto come gatto soriano o semplicemente come gatto comune. Sotto tale nome si raggruppano tutti i gatti meticci, cioè che nascono da incroci e non appartengono a una specifica razza. Sono gatti che variano molto nel colore del mantello, nel tipo di comportamento etc.