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Curiosità Sui Gatti

Dal gatto selvatico al gatto domestico: come si è evoluto

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Oggi il gatto viene considerato, insieme al cane, l’animale domestico per eccellenza. Eppure sappiamo tutti che il gatto ha una sua lunga storia come animale selvatico e questo si può notare da alcune sue caratteristiche. E’ un animale che ama la sua indipendenza, il poter uscire libero e, anche quando i padroni non gli permettono di farlo (magari perché semplicemente sono impossibilitati a causa della posizione dell’appartamento), mantengono un po’ la loro indipendenza in casa e non riconoscono gli umani come i suoi padroni, ma piuttosto come coinquilini. Non c’è perciò una dipendenza affettiva come accade con il cane.

Nel corso di questo articolo vogliamo appunto affrontare tutto il discorso relativo al passaggio che ha portato il gatto selvatico alla domesticazione. Qual è stata la sua evoluzione?

Cosa significa domesticazione del gatto

Chiariamo prima il significato del termine domesticazione. Quando si parla di rendere domestico un gatto o un qualsiasi altro animale ci si riferisce al processo che porta un animale a essere allevato in cattività affinché la comunità umana possa poi trarne un vantaggio economico, ottenendo un totale controllo sulla sua riproduzione, ma anche sul cibo di cui ha bisogno, così come sull’organizzazione del territorio dove questi animali vivono.

Quando si parla però di domesticazione di cani e gatti il discorso cambia un po’. Questo perché alla base non vi è (solo) questo rapporto d’interesse, ma piuttosto un rapporto di reciproca compagnia. E’ vero che se parliamo per esempio di cani o gatti di razza questo discorso può essere vero, basta pensare agli allevamenti di una specifica razza, realizzati proprio con lo scopo di ottenere cuccioli da rivendere.

Come avviene la domesticazione del gatto

Secondo le teorie a oggi più accreditate, la storia del gatto domestico inizia con il gatto selvatico africano, cioè il Felis Silvestris Lybica. Questo gatto selvatico viveva nelle zone aride, come per esempio possono essere le steppe, le savane, oppure le zone con gli arbusti.

L’aspetto del gatto selvatico africano era caratteristico. Il colore andava dal marrone sabbia fino al grigio-giallo e possedeva sulla coda delle strisce nere. La sua corporatura era esile, sembra che era più piccolo del normale gatto europeo e sin da subito dimostrò di avere una certa affinità nei confronti delle persone. Questa sua predisposizione certamente ne ha reso più facile la domesticazione.

Secondo alcuni studi sembra che il processo di domesticazione iniziò all’incirca verso il 9000 o il 7000 a.C in Palestina. Secondo altri studiosi invece, tale domesticazione avvenne nel 3000 a.C in Egitto.

Per quanto riguarda invece i resti di animali simili a gatti trovati nei siti preistorici, è azzardato avanzare l’ipotesi che venissero tenuti da compagnia. Niente esclude infatti la possibilità che erano ritenuti come una fonte di pelle o di carne.

Perché i popoli antichi hanno voluto addomesticare il gatto?

Come sempre quando non vi sono documenti che attestano in modo equivocabile il perché di una determinata cosa, si possono solo avanzare delle ipotesi, le quali con il tempo vengono poi smentite, rafforzate o confermate. A oggi le ipotesi relative alla domesticazione del gatto sono le seguenti:

  • Veniva addomesticato come fonte di cibo, perciò si nutrivano di gatti
  • Veniva addomesticato in modo tale che potesse aiutare a cacciare i topi e allontanarli appunto dalle riserve alimentari umane
  • Come un culto, basta pensare agli egizi che adoravano i gatti e lo ritenevano il portatore del principio divino
  • Oppure semplicemente per compagnia

Il percorso storico del gatto domestico

Il gatto domestico ha vissuto una storia di domesticazione e di espansione. Vediamo quando è arrivato il gatto, intenso come animale da compagnia, nei vari paesi del mondo.

  • Nei paesi europei arriva verso il 500 a.C
  • Nel lontano Oriente arriva invece verso il 200 a.C Si spostò dall’India verso la Cina e poi il Giappon
  • Nel decimo secolo d.C il gatto domestico era presente praticamente in tutta Europa e Asia
  • Nel 1500 arrivò in America, Australia e Nuova Zelanda

Il periodo più buio per il gatto domestico è stato senza dubbio il Medioevo, quando veniva perseguitato perché considerato il “famiglio” delle streghe. Era visto come la manifestazione viva del demonio. Venne visto male almeno fino al 1600, quando si resero conto che il gatto poteva essere utilizzato favorevolmente per liberare i centri abitati dai ratti, i quali erano portatori di pese. Fu finalmente nel 1700 che il gatto venne accettato come vero e proprio animale domestico.

Nel 1800 sono state selezionate le prime razze domestiche di gatto. Tra queste troviamo il:

  • Certosino
  • Persiano
  • Siamese

Quali sono le differenze tra gatto selvatico e gatto domestico?

Come possiamo vedere, i nostri gatti domestici confermano diverse caratteristiche di quello selvatico. Come per esempio il comportamento predatorio. Il gatto domestico risulta senza dubbio un po’ più socievole verso l’uomo e agli altri gatti rispetto al selvatico, anche se comunque rimane pur sempre un solitario.

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